Dazi anche sulla birra: la giapponese Sapporo trasferisce la produzione dal Canada agli Usa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada continua ad allargare il proprio raggio d'azione, coinvolgendo ora anche il settore della birra. Il gigante giapponese Sapporo ha annunciato che trasferirà parte della propria produzione dal Canada agli Stati Uniti, una decisione maturata in seguito all'introduzione di un dazio del 50% sulle esportazioni di birra canadese verso il mercato statunitense.
A riferirlo è la stessa azienda nipponica, che ha spiegato come la misura tariffaria abbia reso economicamente insostenibile mantenere la produzione oltreconfine per determinate linee di prodotto.
Il trasferimento riguarda la birra analcolica
Secondo quanto precisato da Sleeman Breweries, la controllata canadese di Sapporo, la rilocalizzazione riguarderà esclusivamente la produzione della birra analcolica Sapporo 0.0% destinata al mercato statunitense. Si tratta di una quota marginale dell'attività produttiva canadese del gruppo, pari appena allo 0,5% del totale. La società ha inoltre tenuto a sottolineare che il trasferimento non è imminente né definitivo, precisando che la quasi totalità della birra prodotta negli impianti canadesi rimane destinata al mercato interno.
Rieko Shofu, chief strategy officer di Sapporo, ha definito i dazi come qualcosa di fuori dal controllo aziendale, confermando l'intenzione del gruppo di procedere con la produzione locale negli Stati Uniti. Per contenere l'impatto dei costi crescenti, l'azienda valuta diverse opzioni, tra cui la costruzione o l'acquisizione di un birrificio sulla costa occidentale americana oppure la stipula di accordi con produttori terzi.
La risposta di Trump alle tariffe canadesi
La decisione di Sapporo arriva in un contesto di forte escalation delle tensioni commerciali tra Washington e Ottawa. Nella serata di ieri, il presidente statunitense Donald Trump ha firmato cinque ordini esecutivi che introducono un divieto di importazione per le bevande alcoliche canadesi, alcuni prodotti lattiero-caseari come il siero di latte e le motociclette di grossa cilindrata. La misura entrerà in vigore il 29 settembre. Per altre categorie merceologiche, tra cui materassi, imbarcazioni a motore e golf cart, è invece prevista dal 15 settembre una sovrattassa del 50%.
La Casa Bianca ha giustificato le nuove restrizioni come risposta alla crescente discriminazione operata dal Canada nei confronti del commercio statunitense. Trump ha inoltre ordinato alla General Services Administration di adottare tutte le misure necessarie per rimuovere i prodotti di origine canadese dai contratti quadro federali, un programma che vale oltre 50 miliardi di dollari all'anno, a meno che Ottawa non ripristini quella che ha definito una reciprocità piena ed equa per agricoltori e imprese americane.
Le tariffe di ritorsione di Ottawa
La mossa statunitense rappresenta una contro-risposta alle tariffe di ritorsione che il Canada ha attivato all'inizio della settimana. Ottawa ha imposto sovrattasse con aliquote variabili tra il 15% e il 50% su circa 20 miliardi di dollari di esportazioni statunitensi, un valore che corrisponde dollar for dollar ai prodotti canadesi colpiti dalle tariffe americane entrate in vigore il 22 agosto. Tra i settori coinvolti figurano l'acciaio, i latticini, gli elettrodomestici, i macchinari agricoli e la pasta di cellulosa.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha motivato la misura come necessaria per proteggere lavoratori, agricoltori, famiglie e imprese del Paese. Il ministro responsabile dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, Dominic LeBlanc, ha dichiarato che Ottawa sta valutando le ultime misure tariffarie annunciate dalla Casa Bianca.
Il quadro economico e le contromisure canadesi
Il Canada resta profondamente dipendente dal mercato statunitense: quasi il 60% delle importazioni proviene dagli Stati Uniti e circa il 70% delle esportazioni è destinato al vicino meridionale. Per fronteggiare le ricadute della crisi commerciale, il governo canadese ha varato un pacchetto di aiuti da 7,5 miliardi di dollari canadesi destinato a imprese e lavoratori.
Nel frattempo, l'Unione europea e il Canada hanno avviato negoziati per un accordo sul commercio digitale, che si aggiunge al CETA, l'accordo economico e commerciale globale in vigore dal 2017 e che ha contribuito a far crescere gli scambi bilaterali di merci del 76% rispetto ai livelli pre-accordo.
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