Giallo di Pietracatella, le chat e il contatto prima del ricovero
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Redazione Interno
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Il giallo di Pietracatella torna al centro dell'attenzione con la ricostruzione delle ultime giornate di Antonella Di Ielsi, morta insieme alla figlia quindicenne Sara Di Vita dopo l'avvelenamento con la ricina nella loro casa in provincia di Campobasso. A “Vita in Diretta” di lunedì 31 agosto 2026 sono stati ripercorsi gli elementi legati al malessere di Antonella e alle chat precedenti al ricovero in ospedale, compreso il contatto con un uomo avvenuto prima che la donna fosse assistita dai sanitari. A otto mesi dalla duplice tragedia, l'inchiesta della Procura di Larino resta formalmente contro ignoti, mentre gli accertamenti delle ultime settimane hanno registrato un'accelerazione.
Le chat di Antonella e gli ultimi giorni prima del ricovero
La ricostruzione delle ore e delle giornate che hanno preceduto il ricovero di Antonella Di Ielsi rappresenta uno degli aspetti su cui si concentra l'attenzione. Le chat permettono di seguire il malessere della donna e fanno emergere anche un contatto con un uomo prima dell'arrivo in ospedale, elemento inserito nel quadro delle verifiche sui rapporti e sugli incontri avvenuti prima della tragedia. Gli investigatori stanno infatti lavorando anche sui dispositivi elettronici, insieme alle nuove testimonianze raccolte, per ricostruire i contatti di Antonella e individuare eventuali elementi utili all'inchiesta sulla morte sua e della figlia Sara.
L'analisi delle comunicazioni si inserisce in una fase dell'indagine nella quale vengono approfonditi diversi aspetti delle ultime ore precedenti all'avvelenamento. L'attenzione non riguarda soltanto le conversazioni, ma anche i contatti avvenuti prima del delitto e la cosiddetta pista passionale, indicata tra le direzioni sulle quali si stanno concentrando gli investigatori. Il lavoro procede parallelamente agli esami tecnici, con l'obiettivo di chiarire come la ricina sia entrata nella casa di Pietracatella e attraverso quale vettore possa essere avvenuto l'avvelenamento che ha provocato la morte di madre e figlia.
Indagine sulla ricina, gli accertamenti e il cerchio ristretto
Dopo otto mesi di accertamenti, l'inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita ha registrato nelle ultime settimane una nuova accelerazione. La Procura di Larino ha continuato a raccogliere testimonianze e a esaminare i dispositivi elettronici, mentre una parte delle verifiche è stata affidata a un istituto tedesco. Tra gli approfondimenti figurano le analisi del Robert Koch Institute, chiamate a contribuire all'individuazione del vettore della ricina. Gli investigatori avrebbero inoltre ristretto il cerchio attorno a quattro persone, mentre resta possibile l'emissione dei primi avvisi di garanzia.
La posizione formale dell'inchiesta resta al momento contro ignoti, ma gli elementi raccolti avrebbero avvicinato la possibilità dell'iscrizione di una o più persone nel registro degli indagati. Il lavoro investigativo mette insieme confronti in Questura, testimonianze, dati estratti dai dispositivi e risultati delle perizie, con una particolare attenzione alle relazioni e ai contatti precedenti alla morte delle due vittime. La possibile emissione degli avvisi di garanzia viene indicata come un passaggio che potrebbe segnare una nuova fase del procedimento, dopo mesi di verifiche sul duplice avvelenamento avvenuto nell'abitazione di Pietracatella.
Il padre di Antonella e l'attesa per gli sviluppi dell'inchiesta
Nel pieno di questa nuova fase investigativa è intervenuto anche il padre di Antonella Di Ielsi, che a “Morning News” ha parlato della possibilità di una giornata risolutiva. “Penso possa essere una giornata risolutiva”, ha dichiarato riferendosi agli sviluppi delle indagini sulla morte della figlia e della nipote quindicenne. Le sue parole arrivano mentre la Procura di Larino avrebbe raccolto nuovi elementi e mentre il numero delle persone sulle quali si concentra l'attenzione degli investigatori sarebbe sceso a quattro, avvicinando il momento di eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte dopo essere state avvelenate con la ricina nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo una cena consumata nell'abitazione. Da allora gli accertamenti hanno cercato di ricostruire la provenienza e il possibile vettore della sostanza, oltre ai movimenti, alle comunicazioni e ai rapporti precedenti alla tragedia. Le chat di Antonella, il contatto con un uomo prima del ricovero, le nuove testimonianze e le perizie affidate all'istituto tedesco sono ora parte dello stesso lavoro investigativo, mentre la Procura mantiene formalmente il fascicolo contro ignoti.
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