Il re Federico X a Nuuk, un abbraccio che sfida le mire di Trump sulla Groenlandia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con un gesto che unisce la simbologia affettiva alla fermezza politica, re Federico X di Danimarca è atterrato mercoledì a Nuuk, dando così inizio a una visita ufficiale di tre giorni in Groenlandia. Si tratta della sua seconda volta sull'isola nell'arco di un anno, e il messaggio, per chiunque voglia coglierlo, è chiaro: il legame tra Copenaghen e il territorio autonomo è solido e non si lascia scalfire dalle pressioni esterne, men che meno da quelle provenienti da Washington -1-5. Ad accoglierlo sull'asfalto dell'aeroporto, con un abbraccio che ha fatto il giro delle agenzie, c'era il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen, accompagnato dal presidente del Parlamento locale, Kim Kielsen -1. Un dettaglio, quest'ultimo, che la dice lunga sulla volontà di mostrare un fronte comune e istituzionale proprio mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a ripetere che l'isola artica è necessaria per la sicurezza nazionale americana.

Il monarca, che indossava un piumino nero su cui spiccavano, all'altezza del cuore, le bandiere danese e groenlandese cucite insieme, non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti sulle implicazioni politiche della sua presenza, limitandosi a un laconico “è sempre bello tornare in Groenlandia” -1. Eppure, la sua agenda parla da sé: dopo un pranzo ufficiale alla Hans Egede House, il più antico edificio della capitale risalente al 1728, il sovrano ha visitato una scuola secondaria e un'impresa locale, per poi partecipare a un incontro pubblico al centro culturale Katuaq -1. Non solo cerimonie, dunque, ma un contatto diretto con la popolazione e con le realtà produttive, in un territorio che, con i suoi 57.000 abitanti, si trova al centro di una contesa geopolitica senza precedenti nella sua storia recente.

La tensione, va detto, non è affatto rientrata, nonostante le apparenze. È vero che la Casa Bianca ha fatto marcia indietro rispetto alle minacce più violente, quelle di impadronirsi dell'isola con la forza, e che a fine gennaio è stato avviato un gruppo di lavoro trilaterale tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per discutere le preoccupazioni di Washington sulla sicurezza nell'Artico -3-7. Ma la premier danese Mette Frederiksen, intervenuta sabato scorso alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, è stata categorica nell'escludere che il desiderio di Trump si sia affievolito -4. “Purtroppo credo che il desiderio sia lo stesso”, ha dichiarato, definendo la pressione sull'isola “del tutto inaccettabile” -4. Un'analisi, la sua, che trova riscontro nelle parole dello stesso Nielsen, il quale ha sottolineato come i groenlandesi non si siano mai sentiti minacciati, se non ora e per di più da un alleato storico all'interno della NATO -4.

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