Ilaria Salis, Rizzo attacca: «È in Europa grazie a Orban, nel Pci avrebbe aperto e chiuso le porte»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si placa la polemica intorno alla figura di Ilaria Salis, europarlamentare eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, finita al centro di un vivace scambio di battute politiche che mescola cronaca giudiziaria e strali ideologici.

A pungolare la neo eletta a Bruxelles ci ha pensato Marco Rizzo, ex parlamentare di Rifondazione Comunista e da sempre voce critica del panorama della sinistra antagonista, il quale non ha usato mezzi termini nel definire la parabola politica della Salis come una sorta di "eterogenesi dei fini", sottolineando un cortocircuito tra i principi dichiarati e le pratiche concrete.

Il leader di Democrazia Sovrana e Popolare, intervenuto nelle scorse ore, ha rincarato la dose con un attacco che punta dritto al cuore del recente contenzioso lavorativo che ha visto l'esponente di Avs soccombere in tribunale, e cioè la condanna per il licenziamento di due suoi ex collaboratori, una vicenda che si è conclusa con un risarcimento da circa 300.000 euro a favore degli stessi.

L'affondo di Rizzo: dalla critica politica alla "vergogna" del B&B

Le parole di Marco Rizzo, riportate da diverse agenzie stampa, tracciando un parallelo tra la militanza di sinistra e le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'eurodeputata, hanno assunto i toni di un vero e proprio atto d'accusa. «Ilaria Salis è l'eterogenesi dei fini. È una che dovrebbe difendere gli operai e, invece, li licenzia.

Oggi siede in Parlamento europeo grazie alla spinta decisiva di Viktor Orban, se fosse stata nel Partito Comunista Italiano le avrebbero aperto e chiuso le porte subito», ha dichiarato Rizzo, con un chiaro riferimento alla mancata opposizione del premier ungherese che, con il suo voto favorevole all'ingresso della Salis a Strasburgo, avrebbe di fatto spianato la strada alla sua elezione.

Il riferimento storico al Pci, utilizzato dall'ex esponente di Rifondazione, serve a Rizzo per marcare la distanza tra la tradizione comunista, intesa come rigore morale e coerenza di classe, e le scelte operate dalla giovane politica, che secondo il suo agguerrito critico si tradurrebbero in una palese contraddizione tra il pensiero politico e la gestione dei rapporti di lavoro personali.

La causa vinta dagli ex collaboratori: i dettagli del caso giudiziario

Al centro della polemica c'è la vicenda che vede protagonisti Valentina Dadda e Francois Gelmetti, i due ex assistenti della parlamentare che lo scorso febbraio hanno ricevuto una lettera di licenziamento, poi rivelatasi illegittima secondo quanto stabilito dal giudice del lavoro. La sentenza, che ha condannato la Salis a un indennizzo di circa 300.000 euro, ha fatto luce su una dinamica che Rizzo ha definito emblematica di una certa ipocrisia politica, dove la difesa dei diritti dei lavoratori finirebbe per scontrarsi con una realtà gestionale ben diversa una volta che ci si trova dall'altra parte della barricata.

Il risarcimento, infatti, rappresenta un duro colpo per l'immagine pubblica dell'eurodeputata, costretta a fare i conti con una pronuncia giudiziaria che ne mette in discussione la coerenza, un aspetto che il leader di Democrazia Sovrana e Popolare ha voluto sottolineare con particolare enfasi, definendo la vicenda "grave" e sintomatica di un malcostume diffuso nella politica italiana.

Ca' Dadda, il lussuoso B&B veneziano degli ex assistenti

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato la scoperta della nuova attività imprenditoriale dei due ex collaboratori, Valentina Dadda e Francois Gelmetti, che con l'indennizzo incassato o forse anche grazie a precedenti disponibilità economiche, hanno deciso di investire nel settore dell'accoglienza di lusso. I due sono infatti i gestori di Ca' Dadda, una prestigiosa dimora veneziana situata sul Canal Grande a pochi passi da Rialto, una location esclusiva che offre spazi per eventi e soggiorni turistici di altissimo profilo.

La struttura, che nulla ha a che vedere con le umili origini dei due lavoratori licenziati, è stata oggetto di un'analisi attenta da parte della stampa, la quale ha sottolineato come i prezzi praticati dalla struttura siano decisamente proibitivi per il turista medio: per un soggiorno di due notti durante il weekend di Ferragosto 2026 (dal 13 al 15 agosto), il costo per una camera doppia ammonta a 3.880 euro, cifra che sale addirittura a 4.080 euro se si opta per lo stesso periodo nel mese di ottobre.

Una circostanza che ha spinto Rizzo a sottolineare l'ironia della sorte, con i due ex dipendenti della Salis che, dopo essere stati licenziati, si ritrovano a gestire un'attività di nicchia per una clientela facoltosa, lontana anni luce dalle battaglie per la giustizia sociale sostenute dalla loro ex datrice di lavoro.

La strategia di Orban e il contesto europeo

Il riferimento al presidente del Consiglio ungherese, Viktor Orban, non è certo casuale, bensì si inserisce in un quadro politico europeo complesso dove le alleanze e i veti incrociati giocano un ruolo fondamentale nella composizione degli equilibri parlamentari. La circostanza che la Salis sia approdata a Strasburgo anche grazie al via libera del leader sovranista, tradizionalmente avversario delle sinistre radicali e strenuo difensore di politiche nazional-conservatrici, rappresenta per Rizzo un paradosso tale da minare la credibilità della stessa.

Secondo l'ex parlamentare, il sostegno implicito di Orban dimostrerebbe quanto la politica italiana sia ormai frammentata e contraddittoria, capace di far convivere interessi contrapposti pur di ottenere un seggio a Bruxelles. La replica della diretta interessata, al momento, non è arrivata, ma le parole di Rizzo rischiano di alimentare un dibattito destinato a durare, mettendo in discussione non solo la vicenda personale della Salis, ma anche il modello di rappresentanza politica che si sta affermando nel centrosinistra e nelle sue articolazioni più radicali.

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