Caccia al pezzotto, oscurati i server e identificati migliaia di utenti
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Redazione Interno
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Una delle più articolate operazioni internazionali degli ultimi anni nel contrasto alla pirateria audiovisiva, denominata "Switch Off", ha portato allo smantellamento di una complessa rete criminale, la quale – stando alle ricostruzioni investigative – serviva una platea di utenti finali estremamente ampia generando introiti mensili milionari. L’iniziativa giudiziaria, che si è concretizzata con una serie di blitz coordinati, è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Catania, la quale si è avvalsa del supporto operativo di Eurojust e della collaborazione di Europol, di Interpol e delle autorità di numerosi Paesi, confermando una tendenza ormai consolidata nella lotta al cybercrime: la necessità di un approccio sovranazionale per fronteggiare organizzazioni che, per loro natura, operano al di là dei confini fisici.
Il cuore tecnologico dell’affare e il ruolo di Napoli
Le indagini, i cui sviluppi più recenti hanno riguardato anche il territorio campano, hanno permesso di individuare a Napoli quello che gli investigatori definiscono un nodo cruciale per le attività illecite: una cosiddetta sim-farm, una centrale allestita per la gestione fraudolenta di dispositivi di comunicazione. Al suo interno sono stati rinvenuti e sequestrati centinaia di oggetti, dalle schede telefoniche prepagate agli smartphone, fino a numerose carte di credito, strumenti che – secondo l’accusa – venivano utilizzati per orchestrare una parte significativa delle operazioni illecite, garantendo al tempo stesso l’occultamento delle identità reali dei gestori.
Numeri e struttura di un business clandestino
Il giro d’affari della piattaforma, che si stima potesse superare il milione di euro al mese, si reggeva su un’architettura ben organizzata: a un ristretto gruppo di gestori, coinvolti in nove diverse nazioni e oggi raggiunti da misure cautelari, faceva riferimento nel solo Sud Italia una rete distributiva composta da circa un migliaio di rivenditori. Questi ultimi, alcuni dei quali operanti in comuni della provincia napoletana come Castellammare di Stabia, Brusciano e Cardito, provvedevano ad attivare e a gestire il rapporto con gli utenti finali, i quali, pagando un abbonamento annuale di poche centinaia di euro, ottenevano l’accesso illecito ai contenuti protetti dei principali operatori del settore dell’intrattenimento, da Sky a Netflix, da Dazn a Disney Plus.
Le accuse e gli sviluppi processuali
Le misure cautelari eseguite nei confronti di trentuno persone, colpite da accuse che vanno dalla diffusione abusiva di palinsesti televisivi ad accesso condizionato all’accesso abusivo a sistema informatico, dalla frode informatica al riciclaggio, segnano una fase avanzata dell’inchiesta. Gli inquirenti, concentrandosi anche sull’aspetto finanziario, stanno ricostruendo i flussi di denaro e le intestazioni fittizie di beni, con l’obiettivo di dissezionare compiutamente il modello economico dell’intera organizzazione. L’oscuramento delle piattaforme digitali e l’interruzione del servizio per circa centomila utenti rappresentano, dal punto di vista operativo, il colpo più visibile inferto a un sistema che, sfruttando la connettività globale, aveva costruito un’offerta clandestina su vasta scala.




