Beatrice Venezi, il podio è un trionfo. E le polemiche restano fuori dal teatro
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Al suono delle ultime note della "Carmen", il Teatro Verdi di Pisa ha spalancato le sue porte a un'ovazione che, misurata con scrupolosa emozione, ha superato abbondantemente i dieci minuti. Un fiume di applausi, interrotto solo dai richiami a gran voce per il bis che la tradizione lirica non concede, ha sommerso il fossato dell'orchestra e il palcoscenico, avvolgendo Beatrice Venezi. La giovane direttrice d'orchestra, lucchese, ha guidato con gesto sicuro l'Orchestra da Camera Fiorentina in questa nuova edizione dell'opera di Bizet, firmata dalla regia di Filippo Tonon, confermando, a pochi giorni di distanza, il successo del debutto di venerdì sera in una sala nuovamente stracolma. Un dato, quest'ultimo, non secondario, che parla di un rapporto diretto e caloroso con il pubblico, il quale sembra aver scelto, senza esitazioni, di premiare l'arte e l'interpretazione proposte, al di là di qualsiasi rumore di fondo.
La protesta silenziosa e le spille gialle
Quel rumore di fondo, però, non si è completamente dissolto, persistendo in forma muta e simbolica. Alcuni, tra il personale di sala e le maestranze, hanno infatti scelto di esibire, appuntata al bavero della giacca, una spilla gialla sulla quale campeggia una chiave di violino. Un gesto minimo, discreto, che riecheggia le ben più accese proteste sollevate a Venezia, dove la nomina della Venezi a direttore musicale del Teatro La Fenice è stata giudicata con severità da una parte degli orchestrali e del coro, i quali hanno espresso pubblicamente riserve sulla sua preparazione, ritenendola non all'altezza di quel palcoscenico. Una contestazione, quella veneziana, che si è tradotta in assemblee e prese di posizione nette, mentre a Pisa la risposta si è limitata a quel segno di dissenso silenzioso, quasi impercettibile per gli spettatori assorti nel dramma di Mérimée.
Il gesto della direttrice: una chiave di cristallo
Di fronte a quel simbolo di protesta, Beatrice Venezi ha replicato, a sua volta, con un simbolo. Sul suo abito da sera, infatti, brillava una spilla a forma di chiave di violino, ma realizzata in cristalli Swarovski. Una scelta personale, un'affermazione di stile che, letta in quel contesto, assume il valore di una risposta elegante e ferma: un modo per ribadire la propria identità artistica e la propria appartenenza al mondo della musica senza dover alzare la voce. Un episodio che, se da un lato sottolinea le tensioni che accompagnano questo capitolo della sua carriera, dall'altro evidenzia anche la determinazione con cui la direttrice sta portando avanti il suo lavoro sui podii che le vengono affidati, concentrandosi sulla partitura e sul dialogo con i musicisti.
Tra acclamazione e polemica, il percorso continua
La vicenda, dunque, si dipana su due binari paralleli che raramente si intersecano: da una parte le platee che rispondono con entusiasmo, come dimostrano le repliche sold out a Pisa e gli applausi a scena aperta; dall'altra il malcontento di una porzione del mondo teatrale e musicale, che continua a esprimere perplessità sulla rapidità della sua ascesa e sulla solidità del suo curriculum. Mentre le cronache nere insegnano, purtroppo, che i contenziosi professionali possono a volte degenerare in ben altri toni, qui tutto si mantiene, per fortuna, nell'ambito di un confronto aspro ma civile. Il prossimo appuntamento per Beatrice Venezi sarà proprio il prestigioso incarico alla Fenice, un banco di prova atteso e temuto, dove dovrà affrontare non solo le complessità del repertorio ma anche le aspettative, e le diffidenze, di chi lavora tra quinte e golfo mistico.




