La destra prova a cancellare i ballottaggi: emendamento shock al Senato
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Redazione Interno
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Mentre il governo Meloni tenta di riscrivere le regole per l’elezione dei sindaci, inserendo un emendamento last minute nel decreto che fissa le amministrative di maggio-giugno, le opposizioni insorgono. L’obiettivo è chiaro: abbassare dal 50 al 40% la soglia necessaria per evitare il ballottaggio nei comuni con più di 15 mila abitanti. Una mossa che, se approvata, potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri politici locali, riducendo la competizione e favorendo chi ottiene un vantaggio iniziale.
Non è la prima volta che il centrodestra prova a modificare questa norma. Già nel 2023 e nel 2024 aveva avanzato proposte simili, poi ritirate per le polemiche sollevate. Stavolta, però, il testo è stato presentato in Senato dai capigruppo di maggioranza, in piena discussione sul decreto Elezioni-referendum, suscitando immediate reazioni. Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, ha definito l’ipotesi «grave», mentre il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, parla senza mezzi termini di «abuso».
Dietro la manovra, secondo alcuni osservatori, ci sarebbe la volontà di evitare quelle sconfitte al ballottaggio che negli ultimi anni hanno visto candidati del centrodestra perdere dopo essere arrivati in testa al primo turno. Un modo, insomma, per blindare i risultati iniziali, riducendo il margine di incertezza. Ma la riforma, se passasse, avrebbe un effetto immediato: molti sindaci potrebbero essere eletti con un consenso più basso, senza dover cercare ulteriori alleanze o compromessi.




