Olly, tra rugby e musica: la vittoria a Sanremo e il dubbio Eurovision
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Federico Olivieri, in arte Olly, non ha ancora deciso se partecipare all’Eurovision Song Contest. Il ventitreenne genovese, vincitore del Festival di Sanremo 2024, potrebbe rinunciare al palcoscenico internazionale di Basilea, nonostante il diritto conquistato sul palco dell’Ariston. «Vediamo», dice con un tono che tradisce incertezza, mentre racconta di aver chiamato suo padre, avvocato, per condividere l’emozione della vittoria. «Era fuori con il cane», aggiunge, in una di quelle immagini quotidiane che contrastano con la grandezza del traguardo appena raggiunto.
Olly, che prima di dedicarsi alla musica aveva sognato di diventare rugbista, ha portato a Sanremo non solo una voce, ma anche un’energia fuori dal comune. Con i suoi quasi due metri di altezza e un fisico scolpito dalla palestra, incarna un mix di forza e delicatezza che lo rende un personaggio unico nel panorama musicale italiano. «Sono un gigante timido», confessa, rivelando una timidezza che contrasta con la sua stazza imponente. «Non ho mai corso per la vittoria, l’unica gara che faccio è con me stesso», spiega, sottolineando come il suo obiettivo fosse semplicemente condividere la sua musica con il pubblico.
La vittoria a Sanremo, però, non è stata priva di polemiche. Giorgia, considerata una delle favorite, è stata esclusa dalla cinquina finale a causa del televoto, scatenando reazioni accese. Elodie, tra gli altri, ha criticato apertamente l’esito, definendolo ingiusto. «Hai vinto tu», le ha urlato il pubblico dell’Ariston, mentre Giorgia, visibilmente scossa, si scioglieva in lacrime. Un episodio che ha riacceso il dibattito sul sistema di voto del Festival, già al centro di discussioni negli anni passati.
Olly, intanto, sembra volersi prendere del tempo. Prima del Festival aveva già confessato di temere il rischio di burn out, una condizione che conosce bene e che lo ha portato a riflettere sull’importanza delle pause. «Ora datemi tempo», aveva chiesto, consapevole che la vittoria avrebbe aperto un nuovo capitolo della sua vita, fatto di pressioni e aspettative. La sua famiglia, con una madre magistrato e un padre avvocato, è stata un punto di riferimento solido, insieme agli amici e alla passione per il rugby, che gli ha insegnato disciplina e resilienza




