Via libera dell’Antitrust Usa alla fusione Paramount-Warner Bros, ma restano le incognite europee
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha dato il via libera, senza alcuna condizione, all’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, un’operazione dal controvalore di circa 111 miliardi di dollari che rappresenta la più grande fusione nel settore dell’intrattenimento degli ultimi anni. La decisione, giunta al termine di un’indagine durata otto mesi, rimuove il principale ostacolo regolamentare sul percorso di questo mega-accordo destinato a ridefinire gli equilibri di Hollywood.
L’Antitrust americano ha stabilito che l’operazione, lungi dal danneggiare la concorrenza, potrebbe anzi aumentare la competitività nell’ecosistema dei media, avvantaggiando i consumatori e i lavoratori del settore. La Divisione Antitrust ha esaminato meticolosamente tre aree specifiche – lo streaming on demand, la televisione lineare e la produzione/distribuzione cinematografica – concludendo che non sussistono i presupposti per un’azione legale che bloccasse la fusione.
I timori per la concorrenza e il mercato del lavoro
Nonostante il via libera federale, la strada verso la definitiva unione tra i due colossi – che metterebbe insieme, tra gli altri, gli studi Paramount e Warner Bros., le piattaforme Paramount+ e HBO Max, oltre alle reti informative CBS News e CNN – non è del tutto spianata.
L’operazione, che coinvolge due dei cinque grandi studios hollywoodiani, ha sollevato fin da subito preoccupazioni sul fronte della concorrenza: la riduzione del numero di potenziali acquirenti di sceneggiature e datori di lavoro per attori e maestranze, secondo i critici, rischierebbe di comprimere i salari e i prezzi pagati per il materiale creativo. Più di 1.
400 tra attori, registi e professionisti del settore avevano firmato una lettera aperta in cui esprimevano la loro opposizione, paventando "meno opportunità per i creatori, meno posti di lavoro nell’intero ecosistema produttivo, costi più alti e meno scelta per il pubblico".
L’incognita dei procuratori generali statali
A queste critiche si aggiunge ora la minaccia concreta di un’azione legale da parte di alcuni stati americani. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha fatto sapere che l’indagine sulla fusione è ancora "attivamente aperta" e non ha escluso la possibilità di intentare una causa per bloccarla, ritenendo che l’esecutivo guidato da Donald Trump – che conta tra i suoi alleati il miliardario Larry Ellison, principale finanziatore dell’operazione – non stia adeguatamente applicando le leggi antitrust.
A guidare l’acquisizione è David Ellison, figlio del cofondatore di Oracle, che è diventato amministratore delegato di Paramount in seguito a una fusione avvenuta nel corso del 2025. Critiche feroci sono arrivate anche dalla senatrice Elizabeth Warren, che ha definito l’accordo "un’ottima notizia solo per chi non vuole che miliardari allineati con Trump controllino ciò che guardano".
L’ultimo scoglio: l’istruttoria in Europa
Oltre ai possibili ricorsi statali, il closing dell’operazione è subordinato ai via libera delle autorità di regolamentazione europee e britanniche. La Commissione Europea, che ha tempo fino al prossimo 7 luglio per decidere se approvare l’accordo o avviare un’indagine approfondita di seconda fase, sta esaminando con attenzione le sovrapposizioni tra i due gruppi, in particolare nel settore dei canali televisivi per bambini (Nickelodeon e Cartoon Network) dove le quote di mercato combinate supererebbero in alcuni paesi la soglia critica del 40%.
Per scongiurare un rinvio che potrebbe allungare i tempi di mesi, Paramount si sarebbe detta disponibile a cedere alcune di queste attività, un sacrificio necessario per ottenere il beneplacito di Bruxelles e completare l’acquisizione entro la fine di settembre, come auspicato dai vertici dell’azienda.




