Dall'attentato al Nord Stream a quello di Monaco: il ruolo delle spie donne nelle trame russo-ucraine
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Redazione Esteri
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Nelle trame russo-ucraine che da anni s'intrecciano tra il Mar Nero e l'Europa occidentale, la figura femminile è spesso comparsa in ruoli che vanno oltre la semplice vittima o la comparsa, configurandosi invece come elemento attivo, pedina sacrificabile o artefice di colpi segreti.
La recente vicenda che ha portato al ritrovamento del corpo di Anastasia Berezovska, presunta autrice dell'attentato di fine giugno a Montecarlo, sembra riaprire un capitolo già scritto con inchiostro indelebile nella cronaca nera internazionale: quello delle spie, delle doppie identità e delle operazioni sotto copertura dove le donne, talvolta, occupano il centro della scena prima di sparire nell'oblio di una fossa nei pressi di Kiev.
Le piste che portano all'oligarca Vadim Ermolaev, alla sua dimora nel Principato di Monaco e alla fuga della donna travestita da uomo per eludere i controlli oltre confine, si intrecciano con dinamiche più ampie che richiamano alla mente altri episodi celebri, dalle esplosioni del gasdotto Nord Stream ai presunti avvelenamenti nei salotti britannici, dove la mano femminile è stata ipotizzata o, in alcuni casi, provata.
Montecarlo, un'esplosione e una fuga rocambolesca
La sera del 29 giugno, all'ingresso di un palazzo residenziale nel cuore del Principato di Monaco, un ordigno è esploso ferendo tre persone, di cui due in modo grave; il bersaglio, secondo le prime ricostruzioni investigative, era l'oligarca ucraino Vadim Ermolaev, che però non si trovava sul posto al momento dell'attentato.
L'attentatrice, una donna ucraina identificata successivamente come Anastasia Berezovska, è riuscita inizialmente a dileguarsi, mettendo in atto un piano di fuga che ha dell'incredibile: travestita da uomo per superare i primi posti di blocco, si è diretta in Italia con un'auto, cercando di far perdere le proprie tracce prima di rientrare in Ucraina. La fuga, però, si è interrotta bruscamente nei pressi di Kiev, dove il suo corpo senza vita è stato rinvenuto circa una settimana dopo l'attentato, già interrato e con evidenti segni di colpi d'arma da fuoco.
Il ritrovamento e le implicazioni giudiziarie
Il quotidiano ucraino Ukrainska Pravda, citando fonti investigative, ha rivelato che il cadavere sarebbe stato scoperto intorno alle undici di sera, e che le autorità ucraine hanno prontamente arrestato due persone con l'accusa di omicidio, senza però chiarire se si tratti di esecutori materiali o di mandanti.
La dinamica dell'omicidio della presunta attentatrice, avvenuto prima ancora che le autorità monegasche potessero interrogarla, solleva interrogativi sulla catena di comando che ha orchestrato l'attacco: si è trattato di una sistemazione interna per evitare che la donna parlasse, o di un regolamento di conti parallelo legato a trame di potere diverse da quelle strettamente operative?
La presenza di una stanza delle torture nei pressi di Kiev, menzionata da alcune fonti locali, aggiunge un tassello oscuro a un mosaico che, per ora, vede la presunta attentatrice come vittima di una giustizia sommaria prima ancora di essere stata giudicata per il suo gesto.
Un'agente 007 ucraino e il presunto movente
A complicare ulteriormente il quadro, è giunta una rivendicazione quanto meno singolare: un individuo che si presenta come agente 007 ucraino ha dichiarato di essere stato lui a uccidere Berezovska, gettando un'ombra di ambiguità sull'intera vicenda e facendo pensare a un'operazione di depistaggio o a una finta pista per sviare le indagini internazionali.
Le forze dell'ordine, da parte loro, non hanno confermato né smentito la veridicità di questa affermazione, ma è evidente che la sovrapposizione di piste criminali e operazioni dei servizi segreti rende difficile districare il vero movente dell'esplosione a Montecarlo. Quello che appare certo, al momento, è che Ermolaev sia un obiettivo di interesse per più attori, e che la donna ucraina sia stata utilizzata come pedina operativa, sacrificata una volta compiuta la missione.
Il filo rosso delle spie donne nelle trame russo-ucraine
Questa vicenda, per quanto cruenta, non è affatto un caso isolato, ma si inserisce in una tradizione consolidata di operazioni sotto copertura dove le donne vengono reclutate per la loro capacità di muoversi inosservate o per la loro intercambiabilità. Già in altre occasioni, come nei misteri legati all'avvelenamento di ex agenti russi a Salisbury o nei retroscena delle esplosioni degli arsenali in Cecenia, la presenza di donne è emersa come una costante, spesso per essere poi smentita o ridimensionata.
Nel contesto specifico del conflitto russo-ucraino, le spie femminili sono state impiegate sia da Kiev che da Mosca per azioni di sabotaggio, intelligence e provocazione, con il risultato che distinguere tra un'operazione dei servizi, un atto terroristico isolato e un regolamento di conti tra oligarchi è diventato un esercizio ermeneutico per gli inquirenti di mezza Europa.
Le indagini tra Monaco, Kiev e Roma
Gli investigatori monegaschi, che hanno avviato una rogatoria internazionale per ottenere informazioni dalla controparte ucraina, si trovano ora a dover far luce su una catena di eventi che coinvolge almeno tre paesi, con l'Italia a fare da teatro di transito per la fuga. Il fatto che la donna sia stata uccisa prima di poter essere interrogata rappresenta un'evidente cesura nell'inchiesta, anche se non mancano gli elementi tecnici su cui lavorare: i tabulati telefonici, i movimenti bancari e le immagini delle telecamere di sorveglianza del Principato potrebbero fornire indizi sui mandanti.
Parallelamente, gli arresti effettuati a Kiev per l'omicidio della donna potrebbero rivelare se si sia trattato di un'azione ordinata da ambienti vicini all'oligarca per vendetta, oppure di una depurazione interna voluta da una fazione che temeva rivelazioni scomode sulla preparazione e la pianificazione dell'attentato.
Le zone d'ombra di un attentato "perfetto"
Resta da capire se l'obiettivo dell'esplosione al palazzo di Montecarlo fosse davvero Ermolaev o se, invece, l'attacco fosse mirato a colpire altri ospiti della dimora, magari legati a transazioni commerciali o a traffici di armi non dichiarati.
La rapidità con cui la presunta attentatrice è stata eliminata suggerisce che i mandanti fossero già pronti a disfarsi della pedina, quasi come se il suo sacrificio fosse parte integrante del piano fin dall'inizio; in quest'ottica, la fuga in Italia e il travestimento potrebbero essere stati calcolati per creare una pista falsa che portasse lontano dai veri committenti.
Quel che è certo è che la salma di Anastasia Berezovska rappresenta ora il tassello centrale di un mosaico che unisce la cronaca di un atto terroristico alla geopolitica del conflitto in corso, dimostrando come, dietro i grandi eventi, si muovano spesso individui soli e sacrificabili, ingranaggi di un meccanismo che non si ferma nemmeno davanti alla morte di uno dei suoi esecutori.




