assicurazioni: quando la polizza è un danno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La legge di Bilancio 2024, approvata oltre un anno fa, ha introdotto l’obbligo per tutte le imprese con sede legale in Italia di sottoscrivere polizze assicurative a copertura dei danni derivanti da catastrofi naturali, come alluvioni, terremoti, siccità e frane. Un provvedimento nato con l’intento di alleggerire lo Stato dal peso finanziario legato agli interventi post-calamità, ma che oggi rischia di trasformarsi in un boomerang per migliaia di attività produttive. A meno di dieci giorni dalla scadenza del 31 marzo, fissata per l’adempimento dell’obbligo, permangono infatti numerose incertezze, tanto che si sta già parlando di una proroga al 31 ottobre, inserita nel decreto bollette in discussione.

Il presidente di Confesercenti Ferrara, Nicola Scolamacchia, ha espresso “forte preoccupazione” per l’imminente scadenza, sottolineando come il provvedimento riguardi oltre 1,5 milioni di attività, tra commercio, turismo e servizi. Molte di queste, operanti in locali in affitto, si trovano costrette a una corsa contro il tempo per adeguarsi alla normativa, con costi non indifferenti e procedure ancora poco chiare. “Le imprese sono in difficoltà”, ha dichiarato Scolamacchia, evidenziando come l’obbligo di assicurarsi contro i rischi catastrofali rischi di gravare ulteriormente su un tessuto produttivo già provato da anni di crisi.

Il dibattito sulla necessità di proteggere case e impianti industriali dai danni causati da eventi naturali è tornato di stretta attualità dopo le recenti piogge e alluvioni che hanno colpito diverse regioni italiane. Tuttavia, la polizza contro i rischi catastrofali, pur essendo uno strumento di tutela fondamentale, rimane poco considerata, soprattutto per i costi che comporta. Questi, come evidenziato da più parti, tendono ad aumentare nelle aree più esposte e già colpite da calamità, creando un paradosso per cui chi ha più bisogno di protezione è anche chi deve sostenere le spese maggiori.

La legge, che avrebbe dovuto rappresentare un “paracadute” per lo Stato e per le imprese, rischia dunque di diventare un ulteriore fardello, soprattutto per le piccole e medie attività. Se da un lato l’obbligo di assicurazione potrebbe garantire una maggiore resilienza del sistema produttivo, dall’altro la sua applicazione pratica sembra ancora lontana dall’essere ottimale. La possibile proroga al 31 ottobre, attualmente al vaglio del governo, potrebbe offrire un respiro alle imprese, ma non risolve le criticità di fondo, legate ai costi e alla complessità delle procedure.

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