Borsa, vendite sui chip affondano Piazza Affari: crollano Stm e Prysmian, volano Eni e Terna

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'ondata di vendite che sta travolgendo il settore dei semiconduttori a livello globale non risparmia Piazza Affari, dove l'ultima seduta settimanale si chiude con un segno negativo ben marcato per l'indice Ftse Mib. La seduta del 17 luglio ha visto il listino milanese cedere lo 0,94%, attestandosi a 51.882 punti, un movimento che riflette la profonda avversione al rischio che ha caratterizzato le principali Borse europee, con l'eccezione di Londra, e che ha preso di mira in particolare i titoli più esposti all'intelligenza artificiale e all'elettronica.

Il crollo dei big del tech e la corsa dei difensivi

A guidare le perdite sul listino italiano sono due dei suoi pesi massimi, entrambi vittime del cosiddetto sell-off tecnologico. Prysmian, colosso della produzione di cavi per energia e telecomunicazioni le cui sorti sono sempre più legate alle infrastrutture per l'AI, ha registrato un tonfo del 4,5%, mentre Stmicroelectronics, il gruppo italo-francese dei semiconduttori, ha lasciato sul terreno il 4%.

Un quadro che si delinea in controtendenza rispetto ai comparti più difensivi; le blue chip dell'energia si sono messe in evidenza, con Eni che ha guadagnato il 2,5% e Terna che ha messo a segno un rialzo del 2,8%.

Il peso delle tensioni geopolitiche e della corsa all'AI

Questo scenario di profonda dicotomia tra settori tecnologici e comparti dell'energia è alimentato da due forze principali. Da un lato, le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, con le preoccupazioni per una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, stanno facendo schizzare alle stelle il prezzo del petrolio Brent, che si avvicina a quota 87 dollari al barile, e del gas Ttf. Questo favorisce le società petrolifere e le utilities, ma alimenta l'incertezza sui mercati.

Dall'altro, i risultati record di colossi come Tsmc, che pure ha registrato un trimestre da incorniciare, non sono bastati a rassicurare gli investitori, che iniziano a temere una bolla e un'eccessiva esposizione finanziaria nel settore.

Apple scalza Nvidia dal trono di Wall Street

Il malumore si riflette anche a Wall Street, dove la corsa dell'intelligenza artificiale ha subito una brusca frenata. Nvidia, la regina incontrastata dei chip per l'AI, ha visto la sua capitalizzazione di mercato subire una pressione tale da essere temporaneamente superata da Apple durante le contrattazioni.

Un sorpasso che ha un forte valore simbolico, sebbene Nvidia sia poi riuscita a riconquistare la vetta di misura, e che testimonia la volontà degli investitori di spostare i capitali verso quei giganti tecnologici considerati meno vulnerabili a un'eventuale riduzione della spesa per l'AI.

Una tendenza globale che travolge le Borse

Il risultato di questa congiuntura è una sessione in netto calo per tutte le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente. Parigi ha ceduto lo 0,5%, Francoforte lo 0,3% e Amsterdam lo 0,9%, mentre Madrid ha segnato un -0,4%. Londra si salva, ma solo grazie alla sua maggiore esposizione al settore energetico.

Una rotazione difensiva che racconta di un momento di forte incertezza, dove i bilanci stellari delle aziende del comparto chip non sembrano più sufficienti a placare le ansie di un mercato che guarda con timore alle prossime trimestrali e al possibile rallentamento degli investimenti infrastrutturali legati all'AI.

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