Il Rassemblement national avanza e si radica nel territorio: il primo turno delle municipali segna un risultato storico per il partito di Marine Le Pen
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il primo turno delle elezioni municipali in Francia consegna un dato inequivocabile, destinato a pesare negli equilibri politici nazionali e, soprattutto, nella corsa all’Eliseo del 2027: il Rassemblement National, la formazione guidata da Jordan Bardella, ottiene il suo miglior risultato di sempre in una competizione locale. Un exploit, questo, che si concretizza non solo con la conferma dei propri storici roccaforti, ma anche con una significativa espansione in nuove città e, cosa ancora più rilevante, con una serie di ballottaggi estremamente favorevoli in centri di primaria importanza. Il partito, che tradizionalmente faticava a trasformare il consenso delle elezioni nazionali in vittorie amministrative, sembra aver definitivamente rotto il cosiddetto plafond de verre locale. Lo dimostrano le riconferme al primo turno – che evitano il ballottaggio e decretano una vittoria immediata – di pezzi da novanta come Louis Aliot a Perpignan, il quale sfiora o supera la maggioranza assoluta dei consensi, David Rachline a Fréjus e Steeve Briois a Hénin-Beaumont, quest’ultimo rieletto con un plebiscitario 77,7% delle preferenze. Non solo: il partito conquista al primo turno anche nuove municipalità, come Cagnes-sur-Mer, dove il deputato Bryan Masson supera lo storico avversario di centrodestra, dimostrando una capacità di penetrazione elettorale che va oltre i tradizionali bacini del nord e del sud-est.
A rendere l’idea della portata del fenomeno non sono, tuttavia, soltanto le vittorie già matematiche, quanto piuttosto le posizioni di forza acquisite in vista del secondo turno di domenica prossima, il vero banco di prova per le alleanze. Il RN, infatti, si presenta in testa in numerose città di grandi dimensioni, un risultato che pochi avevano pronosticato alla vigilia. A Nizza, l’alleato Éric Ciotti – figura chiave dell’Unione delle Destre per la Repubblica – infligge un netto distacco al sindaco uscente Christian Estrosi, raccogliendo circa il 42,5% delle preferenze e ponendo serie ipoteche sulla poltrona di primo cittadino. Situazione simile a Tolone, dove la portavoce del partito, Laure Lavalette, veleggia intorno al 40%, con un vantaggio di circa dieci punti sulla rivale. È però il dato che arriva da Marsiglia, la seconda città più popolosa della Francia, a far discutere gli analisti: il candidato lepenista Franck Allisio ottiene un ottimo 33,6%, piazzandosi in seconda posizione ma tallonando da vicino il sindaco uscente di sinistra Benoît Payan (dato intorno al 38%), in un testa a testa che potrebbe riservare sorprese se, come probabile, si giocherà tutto su desistenze e triangolari. Anche a Nîmes la situazione rimane in bilico, con il candidato del RN Julien Sanchez in piena corsa, e a Marsiglia come a Tolosa si registrano performance di rilievo, a testimonianza di una marea che sembra montare in maniera trasversale.
L'effetto Edmond Philippe a Le Havre e la tenuta della sinistra nella capitale
Se l’avanzata del Rassemblement National occupa le prime pagine, il quadro che emerge dalle urne è più complesso e articolato, e non privo di contro-tendenze significative. Un capitolo a parte merita la situazione di Le Havre, dove l’ex primo ministro Édouard Philippe, leader di Horizons e figura cardine del centrodestra, non solo è in testa ma lo fa con un margine ampio, intorno ai dieci punti percentuali di vantaggio sullo sfidante di sinistra. Per Philippe, che aveva esplicitamente legato le sue ambizioni presidenziali per il 2027 alla riconferma nel porto normanno, questo risultato rappresenta una boccata d’ossigeno fondamentale, una solida base da cui ripartire per giocare un ruolo da protagonista nella corsa all’Eliseo, candidandosi come il nome con maggiori chance di aggregare il fronte moderato anti-RN.
Ben diversa, invece, la fotografia che arriva da Parigi. Nella capitale, il nuovo sistema elettorale più proporzionale – studiato per garantire la carica al capo della lista più votata – premia il candidato socialista Emmanuel Grégoire, erede politico della sindaca uscente Anne Hidalgo. Grégoire ottiene circa il 36% delle preferenze, staccando di oltre dieci punti la sua principale sfidante, l’ex ministra Rachida Dati, ferma intorno al 25%. Un risultato che ridimensiona le ambizioni della Dati e conferma la tradizionale vocazione progressista della città, nonostante la frammentazione del panorama politico. La sinistra, infatti, pur mostrandosi vivace e in vantaggio in diverse grandi città come Lione, Rennes e Strasburgo, si presenta al secondo turno con il nodo cruciale delle alleanze, in particolare con La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. A Lille e Tolosa, dove i candidati LFI hanno performato oltre le attese, si pone il dilemma se unire le forze per battere la destra o mantenere le distanze, una scelta che potrebbe rivelarsi decisiva per l’esito finale di molte competizioni.
Verso il ballottaggio: il nodo cruciale delle alleanze e la strategia di Bardella
Con il primo turno ormai alle spalle, l’attenzione di tutti i partiti si sposta ora sulle febbrili trattative in vista del ballottaggio del 22 marzo, con una scadenza improrogabile fissata per le ore 18 di martedì, termine ultimo per la presentazione delle liste. È in questa fase che si decideranno le sorti di decine di città e, indirettamente, si scriverà un’altra pagina importante in vista della scadenza presidenziale del 2027. Il presidente del RN Jordan Bardella ha già dettato la linea, annunciando che i candidati del partito qualificatisi al secondo turno si manterranno in corsa, tendendo al contempo la mano a quelle che ha definito “le liste di destra sincere”, nel tentativo di aggregare un fronte sovranista e conservatore capace di vincere. Una strategia, questa, che mira a consolidare il radicamento territoriale del partito e a moltiplicare il numero dei propri amministratori locali, una pedina fondamentale per future battaglie elettorali.
Sul fronte opposto, i leader degli altri schieramenti si muovono con cautela ma anche con fermezza. Il presidente dei Repubblicani, Bruno Retailleau, ha lanciato un appello per un “grande raduno della destra” finalizzato a battere sia la sinistra che l’estrema destra, un tentativo di ricompattare un’area moderata che rischia di essere schiacciata o, peggio, di frantumarsi in alleanze locali con il RN. A sinistra, la situazione è ancora più intricata: il Partito Socialista, forte del buon risultato parigino e di altre città, sembra intenzionato a rompere definitivamente con La France Insoumise, come dichiarato dal primo segretario Olivier Faure, mentre gli ecologisti di Marine Tondelier e gli stessi insubordinati di Mélenchon spingono per un fronte comune anti-destra. Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la logica del campo largo o quella delle candidature singole, con ripercussioni che andranno ben al di là dei confini comunali.




