Ruggeri e la canzone modificata: "Scelta forzata, non c'entra con il woke"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Chi ha seguito Fiorella Mannoia negli ultimi anni, del resto, sapeva già dell'esistenza di quella variazione, un adattamento che l'artista ha portato avanti con una certa costanza, integrandolo ormai nella sua performance abituale. La cantante, rispondendo alle sollecitazioni che le erano arrivate, aveva chiarito le sue intenzioni attraverso i social network, spiegando come la modifica non fosse affatto recente e servisse a ribadire un concetto di assoluta attualità. "A dire la verità il cambiamento del finale di Quello che le donne non dicono non è cosa recente", aveva scritto, sottolineando come fossero "ormai diversi anni che concludo la canzone con ‘…forse, potrebbe anche essere no, e quando una donna dice no é NO!'". Una precisazione, la sua, che mirava a contestualizzare una scelta artistica maturata nel tempo e non dettata da un impulso momentaneo.
La replica dell'autore
La spiegazione, tuttavia, non ha convinto l'autore del brano, Enrico Ruggeri, il quale ha deciso di esprimere il proprio dissenso in maniera netta e senza mezzi termini. Per il cantautore, che di quel testo è il padre putativo, l'operazione compiuta dalla Mannoia stravolge il cuore del messaggio originario, snaturando completamente la prospettiva dalla quale era nata la canzone. Ruggeri, la cui carriera è costellata di successi e riconoscimenti, ha definito la modifica una "forzatura", attribuendone la ragione a quella che viene comunemente identificata come "cultura woke". Secondo la sua visione, il brano parlava di altro, trattava delle "speranze tradite" e della complessità dei sentimenti femminili, elementi che quel "sì" finale, carico di una sfumatura diversa, contribuiva a rendere con maggiore profondità.
Il caso specifico e il dibattito più ampio
L'episodio, sebbene circoscritto a una singola canzone e a due interpreti di primo piano, si inserisce in un dibattito più ampio che periodicamente torna ad animare il mondo dello spettacolo, ovvero quello dei limiti dell'interpretazione rispetto all'opera originale e del diritto d'autore. La questione, che tocca la libertà dell'artista di attualizzare il proprio repertorio e, al contempo, il rispetto per la creazione di chi quel pezzo lo ha scritto, mostra tutta la sua complessità proprio in casi come questo. Da una parte c'è la volontà di aderire a una sensibilità contemporanea, dall'altra la percezione di un tradimento del significato primigenio, con l'autore che si sente defraudato di una parte essenziale della propria opera.
Le diverse letture di un testo
Ciò che emerge con chiarezza, al di là delle posizioni personali, è la natura polisemica di un testo, capace di acquisire significati differenti a seconda del contesto storico e di chi lo interpreta. Quella che per Ruggeri è una forzatura dettata da un clima culturale effimero, per la Mannoia rappresenta un aggancio necessario alla realtà presente, un modo per mantenere viva la canzone e il suo dialogo con il pubblico. La sostituzione di una singola parola, in apparenza un dettaglio minimo, scatena così una riflessione su temi molto più ampi, dimostrando come l'arte, e la musica in particolare, sia un territorio in continua evoluzione, dove le intenzioni dell'autore e quelle dell'interprete possono talvolta divergere, generando nuovi spunti di discussione.




