Iran, settima notte di raid Usa: i Pasdaran citano il Corano e annunciano rappresaglie
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Redazione Esteri
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Mentre il Comando centrale degli Stati Uniti conferma la settima notte consecutiva di bombardamenti sul territorio iraniano, a Teheran i Guardiani della rivoluzione (Irgc) rispondono richiamandosi a un precetto del Corano, in un comunicato che lascia poco spazio a interpretazioni circa la volontà di proseguire su questa strada, per quanto cruenta e rischiosa, di scontro diretto.
L’escalation, iniziata ormai una settimana fa, non mostra segni di cedimento e anzi, nelle ultime ore, si è arricchita di nuovi, preoccupanti capitoli: attacchi iraniani contro basi statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania, con almeno alcuni militari americani rimasti feriti. Le sirene antiaeree, come riferito da testimoni e agenzie, hanno ulteriormente allarmato la popolazione del Bahrein, mentre i sistemi di difesa di Kuwait, Iraq e Giordania sono stati messi alla prova per intercettare droni e missili.
I raid del Centcom e il contrattacco iraniano
Secondo quanto dichiarato dal Centcom, le forze armate statunitensi hanno preso di mira, nel corso di questa ultima offensiva notturna, una serie di obiettivi strategici che includono siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei utilizzati per lo stoccaggio di armi e risorse navali. Si tratta, evidentemente, di un tentativo di indebolire le capacità operative e di intelligence dell’apparato militare iraniano, già messo a dura prova dai giorni precedenti.
Dall’altra parte, l’esercito di Teheran ha rivendicato attraverso un proprio comunicato ufficiale di aver sferrato attacchi mirati proprio contro le postazioni americane dislocate in quei Paesi del Golfo e del Medio Oriente che ospitano basi e personale statunitense, un’azione che di fatto trasforma il conflitto da una serie di bombardamenti aerei a una vera e propria guerra a distanza tra i due schieramenti.
La risposta dei Pasdaran: il richiamo al Corano
La nota diffusa dai Guardiani della rivoluzione, riportata da tutti i media iraniani, rappresenta un passaggio significativo sul piano retorico e ideologico, perché motiva la prosecuzione degli attacchi con una citazione testuale del testo sacro: “Aggredite chi vi aggredisce in misura pari all’aggressione subita”. Una frase che, nelle intenzioni dei Pasdaran, serve a legittimare la risposta armata come un atto dovuto e quasi obbligato, considerata l’assenza, lamentata dagli stessi Guardiani, di “qualsiasi istituzione internazionale in grado di fermare” le operazioni statunitensi.
Con questa argomentazione, i vertici militari iraniani cercano di ribaltare la narrazione dell’aggressore, presentando le proprie azioni come una reazione proporzionata e necessaria a quelle che definiscono “brutalità dell’esercito americano”.
L’allarme del Dipartimento di Stato e il quadro regionale
Nel frattempo, il Dipartimento di Stato americano ha emanato una nuova, severa raccomandazione ai propri cittadini, invitandoli a non viaggiare in Medio Oriente, un segnale che la situazione è ormai considerata fuori controllo e che il rischio per gli interessi e i cittadini statunitensi nella regione è estremamente elevato. Gli scontri, che si intensificano di ora in ora, coinvolgono ormai diversi Paesi e pongono un serio problema di tenuta per gli equilibri dell’intera area, già fragile e segnata da decenni di tensioni.
Mentre i media internazionali documentano le immagini degli attacchi e le colonne di fumo che si alzano dagli obiettivi colpiti, la comunità internazionale appare sostanzialmente spettatrice di un conflitto che sembra destinato a protrarsi, con esiti e sviluppi imprevedibili, alimentato da una reciproca volontà di non cedere e da una spirale di violenza che, ad ogni nuova notte di bombardamenti, si fa sempre più difficile da arrestare.




