Hegseth a Colleville: “Spiagge invase dai migranti”. La bufera politica avvolge le commemorazioni del D-Day
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Redazione Esteri
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Colleville-sur-Mer, nel cuore della Normandia, dove riposano oltre novemila soldati americani caduti durante l’Operazione Overlord, si è trasformata suo malgrado in un ring politico. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, intervenuto alla cerimonia per l’82esimo anniversario dello sbarco, ha acceso la miccia di una polemica destinata a far discutere per settimane, spostando l’attenzione dal sacrificio dei veterani di ieri alla gestione delle frontiere europee di oggi.
Un parallelo controverso tra Omaha Beach e le rotte del Mediterraneo
Di fronte alle croci perfettamente allineate del cimitero americano, Hegseth ha innanzitutto reso omaggio ai liberatori che, partendo da quelle acque, misero fine all’occupazione nazista dell’Europa nord-occidentale. Tuttavia, il tributo è rapidamente virato in una requisitoria a sorpresa.
“Oggi, purtroppo, altre spiagge europee vengono assalite da altre ideologie pericolose”, ha tuonato il capo del Pentagono, citando esplicitamente i litorali di Spagna, Italia, Grecia e Bulgaria come punti di approdo di un fenomeno che lui stesso non ha esitato a definire “un’invasione”. La domanda retorica che ne è seguita – “Quando le capitali europee faranno qualcosa contro questa invasione?” – ha infranto l’usuale clima di solennità, sostituendolo con il gelo imbarazzato dei rappresentanti europei presenti in platea.
L’esortazione al riarmo e l’ombra della dottrina trumpiana
Il messaggio di Hegseth, che arriva a oltre un anno dalla rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca, non si è limitato alla sola emergenza migratoria. Il discorso ha infatti toccato il tasto dolente della *burden sharing* all’interno dell’Alleanza Atlantica, incitando i partner europei a fare di più per la propria sicurezza. “La pace si garantisce solo con la forza”, ha ribadito Hegseth, criticando implicitamente quelle nazioni che, a suo avviso, si sono adagiate sugli allori della protezione americana.
L’appello a “stare dalla nostra parte” – formulato con un tono secco e senza mezzi termini – è parso a molti osservatori un ultimatum più che una semplice raccomandazione, finalizzato a smussare le resistenze europee in vista dei prossimi vertici sulla difesa e sull’Ucraina, incluso l’imminente appuntamento di Londra.
Le reazioni a caldo e lo scivolone semantico
L’accostamento lessicale tra lo sbarco per liberare il continente dal nazismo e gli attraversamenti irregolari del Mediterraneo è stato immediatamente bollato come inappropriato da più parti. Utilizzare il verbo “assalire” (*stormed*) per descrivere le dinamiche migratorie attuali, mentre ci si trova a pochi metri dalle tombe di chi ha combattuto il totalitarismo, ha sollevato critiche feroci sia sui media francesi che oltreoceano.
La scelta di Hegseth di menzionare i flussi via mare mentre la Gran Bretagna e l’Italia registrano un calo statistico degli arrivi nelle prime settimane del 2026 ha ulteriormente alimentato la percezione che l’intervento fosse più politico che sostanziale.




