E la redazione si riempì di fotografie

Qualcosa che forse non si è sufficientemente raccontato, ma è stato vissuto fino in fondo da quei ragazzi che invasero le strade di Genova in quel luglio del 2001, è il desiderio e la possibilità di autorappresentarsi senza più delegare nessuno a farlo. Almeno un paio di anni prima della diffusione dei cellulari con fotocamera, e connessione a internet, vari anni avanti la nascita e la diffusione dei primi social, quella generazione si riunì, discusse, manifestò, fu repressa violentemente rappresentandosi senza filtri. (il manifesto)

Se ne è parlato anche su altri giornali

Dall’altra, si ricorre a un termine abusato rischiando di normalizzare le violenza di Stato e media contro quel movimento: in quei giorni ci fu una guerra contro cittadini inermi che anticipò le operazioni militari degli anni a venire. (il manifesto)

Il primo aspetto è il segno che “Genova non ti lascia”: non lascia le persone coinvolte loro malgrado nelle tremende violazioni dei diritti umani che si verificarono nel luglio 2001, non lascia le persone che c’erano e non lascia persino quelle che non c’erano. (Domani)

Mario Placanica, il carabiniere che uccise Carlo Giuliani: "Il processo non ha risposto a troppe domande"

«È questione di democrazia saper rispondere delle innumerevoli ingiustizie, disastri ambientali, guerre e morti per fame che questa globalizzazione produce… Anche il diritto a manifestare è questione di democrazia» (Genoa Social Forum, Appello per le manifestazioni di Genova, 2001). (il manifesto)

Il processo ha stabilito che … "Un po’ sono morto anch’io quel giorno" dice Mario Placanica, ex carabiniere ausiliario in servizio di leva che il 20 luglio 2001, nel pieno delle manifestazioni per il G8 di Genova, sparò con la sua pistola di ordinanza e uccise Carlo Giuliani. (HuffPost Italia)