Airbnb, Booking e Expedia, un miliardo di notti (e nessuna crisi) nel 2025
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Redazione Esteri
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C’è chi le accusa di distruggere il tessuto urbano, chi le cita in tribunale per concorrenza sleale, chi prova a regolarle fino allo spasimo. Eppure, i numeri parlano chiaro: Airbnb, Booking ed Expedia – i tre giganti americani delle prenotazioni turistiche – continuano a macinare record su record, senza che le polemiche ne scalfiscano minimamente la crescita. Nel corso del 2025, stando alle rilevazioni di Eurostat elaborate da Europe in Motion, le tre piattaforme hanno gestito complessivamente 951,6 milioni di pernottamenti in alloggi a breve termine nell’Unione Europea. Una cifra che sfiora il miliardo, superando dell’11,4 per cento il dato del 2024 e addirittura del 32,4 per cento quello del 2023. Un’accelerazione, quest’ultima, che suggerisce come la ripresa post-pandemica sia ormai un ricordo lontano e come la domanda di affitti brevi, per vacanza o per lavoro che sia, non accenni a rallentare.
L’ultimo trimestre da 172 milioni, un incremento a doppia cifra
Se si guarda al dettaglio dell’ultima parte dell’anno, il quadro diventa ancora più nitido. Negli ultimi tre mesi del 2025, i tre operatori – che insieme controllano una fetta larghissima del mercato europeo degli alloggi temporanei – hanno registrato 172 milioni di pernottamenti tra hotel, appartamenti e case vacanza. Il confronto con lo stesso periodo del 2024 mostra un balzo dell’11%, mentre rispetto al 2023 l’aumento sfiora il 32%. Numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: nonostante le battaglie legali, le inchieste della Commissione europea o i referendum locali contro le chiavi elettroniche, il modello economico delle piattaforme tiene. Anzi, si rafforza. E lo fa in un contesto, quello europeo, dove il caro voli e l’inflazione spingono molti viaggiatori a cercare soluzioni più flessibili rispetto all’albergo tradizionale.
Le nuove mete dell’estate 2026, un cambio di rotte silenzioso
Un tempo erano Francia, Spagna, Grecia e Italia a dominare le classifiche delle destinazioni più cercate. Ma le cose stanno mutando. I dati analizzati da Europe in Motion, incrociando le rivelazioni di Eurostat, indicano una progressiva ma netta riconfigurazione delle preferenze dei turisti in vista dell’estate 2026. Emerge una nuova destinazione – che i rapporti non nominano esplicitamente in questo stralcio – capace di far battere il cuore dei viaggiatori, spodestando lentamente le località iperaffollate del Mediterraneo occidentale. Un cambiamento che le piattaforme hanno già assorbito, riconfigurando l’offerta di alloggi in quelle aree emergenti senza alcuna titubanza. Per accedere al dettaglio completo delle nuove protagoniste, servirebbe un abbonamento al servizio che ha diffuso l’analisi; ma il dato strutturale resta sotto gli occhi di tutti: i flussi turistici si stanno ridistribuendo, e i tre colossi seguono passivamente quel movimento, limitandosi a incassare le commissioni.
Tre colossi americani con i piedi ben piantati nel Vecchio Continente
Expedia, Booking.com e Airbnb sono società nate negli Stati Uniti e quotate a Wall Street. Eppure, il loro fatturato europeo è ormai paragonabile – se non superiore in alcuni trimestri – a quello nordamericano. Secondo quanto riportato da preferente.com, il dato aggregato del 2025 (quasi un miliardo di notti) rappresenta una sorta di spartiacque: nessuna catena alberghiera tradizionale, nemmeno le più grandi, può vantare volumi simili. E la crescita prosegue a ritmo sostenuto, come dimostra il +32% sui pernottamenti in soli due anni. Né le cause antitrust, né le multe salate comminate da Bruxelles, né i ricorsi dei portali di piccole dimensioni sono riusciti finora a invertire la tendenza. Anzi, gli stessi regolamenti europei – pensati per limitare gli abusi – hanno finito per legittimare di fatto il ruolo di queste piattaforme, trasformandole da “problema” a “interlocutore imprescindibile” per chiunque voglia affittare una stanza o una casa per pochi giorni. Una resilienza, quella dei big three, che parla da sola. E che racconta di un mercato dove la concorrenza, per quanto aspra, non riesce a scalfire il vantaggio accumulato da questi colossi.




