L'ultima notte di Cinzia Pinna, uccisa dal re del Vermentino e sepolta vicino alle vigne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella tenuta di Conca Entosa, sette ettari di vigna nelle campagne di Palau dove si produce il vino bianco più caro d'Italia, Emanuele Ragnedda ha condotto i carabinieri al luogo in cui aveva occultato il corpo di Cinzia Pinna. La donna, trentatreenne di Castelsardo, era scomparsa nella notte tra l'11 e il 12 settembre, dopo essere stata vista per l'ultima volta a Palau. La confessione dell'imprenditore enologico, quarantunenne di Arzachena noto per il suo Vermentino di altissima gamma – che può raggiungere quotazioni prossime ai milleottocento euro a bottiglia –, è giunta al termine di un interrogatorio serrato nella caserma dei carabinieri, alla presenza del procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso e della sostituta Noemi Mancini.

La dinamica dell'omicidio

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori sulla base delle dichiarazioni di Ragnedda – difeso dall'avvocato Luca Montella –, l'epilogo della vicenda si è consumato all'interno della proprietà. L'imprenditore, dopo aver ucciso Cinzia Pinna con un colpo di arma da fuoco, l'avrebbe seppellita in un'area limitrofa ai vigneti. Questa ricostruzione ha posto fine a giorni di ricerche, iniziate dopo la segnalazione di scomparsa e culminate con il tentativo di fuga di Ragnedda, il quale, a bordo di un gommone, è finito sugli scogli ed è stato tratto in arresto dalla Guardia costiera e dai carabinieri.

Le ultime ore di Cinzia Pinna

Le ore che precedettero la scomparsa della trentatreenne iniziano a delinearsi con maggiore chiarezza attraverso le testimonianze di chi l'ha frequentata quella sera. Una collega, che ha chiesto di rimanere anonima, ha raccontato di essere stata con Cinzia Pinna al wine bar "Bianco e Rosso" di Palau. «Le dissi di andare via insieme», ha riferito la donna, «ma lei, che appariva agitata, preferì restare fuori dal locale». Questo dettaglio rappresenta l'ultimo contatto noto prima della tragedia.

Il profilo dell'imprenditore e l'impatto dell'indagine

Il profilo di Emanuele Ragnedda, erede di una delle famiglie più in vista nel panorama economico della Gallura – un cognome che in Sardegna evoca immediatamente l'eccellenza vitivinicola –, si scontra ora con l'accusa di un gesto di efferata violenza. La sua azienda, un punto di riferimento per la produzione di qualità, si trova oggi al centro di un'indagine che va ben oltre i confini della cronaca nera, scuotendo profondamente un ambiente legato alla terra e al suo frutto più prezioso. Le indagini proseguono per accertare ogni dettaglio.

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