Googlebook, il leak di Aluminium OS mostra il futuro desktop di Google (e non è per tutti)
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è stato un momento, durante la diretta dell’Android Show: I/O Edition, in cui i tecnici di Mountain View hanno ripetuto una frase destinata a diventare un manifesto: “Stiamo passando da un sistema operativo a un sistema di intelligenza”. Ed è proprio questa la lente attraverso cui va osservato il Googlebook, il nuovo laptop annunciato da Google che, almeno sulla carta, rappresenta il tentativo più organico dell’azienda di unificare Android e ChromeOS sotto un’unica piattaforma. A gettare luce su cosa ci aspetta, prima ancora della presentazione ufficiale, ci ha pensato un leak sostanzioso: un video di 16 minuti pubblicato dal noto leaker Mystic Leaks, che mostra in azione il cosiddetto “Aluminium OS”. Il sistema, che al momento gira su un MacBook Pro tramite emulazione UTM, svela un’interfaccia ibrida che prende a prestito la dock di ChromeOS e le fondamenta di Android 17, lasciando intendere che la fusione tra i due mondi è ormai una realtà tecnica, non più solo una voce di corridoio.
L’architettura del sistema e l’ecosistema misto
Osservando il filmato trapelato, chi conosce l’ecosistema Google nota subito una curiosa dicotomia: da un lato troviamo una barra delle applicazioni inferiore, desktop virtuali integrati nella vista “App recenti” e un pannello delle impostazioni che cita esplicitamente Android 17, segnali di un’architettura pensata per il multitasking da PC; dall’altro, però, molte delle app Google presenti (come Gmail o Calendar) sembrano essere semplici versioni web incapsulate in una finestra, anziché software nativo ottimizzato per mouse e tastiera. Questa scelta, se confermata nella versione definitiva, potrebbe rappresentare un tallone d’Achille per la piattaforma, dato che le web app tendono a consumare più risorse e a offrire un’integrazione meno fluida con il file system locale rispetto a un’applicazione desktop tradizionale. Eppure, a sorpresa, nel sistema compare anche “Link to iOS”: un’applicazione che suggerisce un’apertura strategica di Google verso l’universo Apple, forse per attirare quegli utenti di iPhone che, pur essendo fedeli al telefono della Mela, cercano un’alternativa valida al Mac o al PC Windows per la produttività quotidiana.
Il parco hardware e le scelte sui processori
A differenza di quanto accaduto in passato con i Pixelbook, Google non ha intenzione di costruire i Googlebook in solitaria, affidandosi invece a una schiera di partner consolidati come Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo. La notizia più interessante, emersa da un’intervista successiva all’evento, riguarda la libertà siliconistica del progetto: i futuri portatili potranno montare chip Intel, Qualcomm o MediaTek. Questa eterogeneità hardware, se da un lato garantirà una varietà di fasce di prezzo e livelli di autonomia (con i chip x86 di Intel più votati alle prestazioni pure e i SoC ARM di Qualcomm e MediaTek più orientati all’efficienza e alla connettività), dall’altro impone a Google lo sforzo ingegneristico di ottimizzare Android 17 per architetture radicalmente diverse, un’impresa che pochi player (Microsoft con Windows su ARM, per esempio) sono riusciti a portare a termine senza intoppi.
Il ruolo centrale dell’intelligenza artificiale
L’aspetto più innovativo, se così si può chiamare, non risiede tanto nell’hardware quanto nel “Magic Pointer”. Si tratta di un cursore “consapevole” che, passando sopra a un indirizzo o a una data, attiva Gemini per offrire suggerimenti contestuali senza dover aprire manualmente l’assistente. È la concretizzazione visiva di quell’abbandono del concetto classico di OS in favore di un “sistema di intelligenza” di cui si parlava all’inizio. Chi sperava in un colosso in grado di scalzare definitivamente Windows dal trono dei PC dovrà però ricredersi: Googlebook non è nato per uccidere il computer aziendale con le sue decine di migliaia di applicazioni legacy, ma per imitare (e possibilmente perfezionare) il modello vincente di Apple, ovvero l’integrazione invisibile tra telefono e laptop. I Chromebook, quelli sì, sono destinati a diventare un ricordo a breve termine, restando in vita solo per i contratti scolastici già stipulati, mentre il futuro del “computer secondo Google” passerà da questo nuovo Android 17, che presto potremmo vedere in azione su Acer, Dell e Lenovo.




