Allerta maltempo prorogata in Sardegna, il sud resta in codice rosso
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Redazione Interno
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La tregua, attesa da una popolazione già provata da giorni di piogge incessanti e vento impetuoso, non arriva. La Protezione Civile regionale ha infatti disposto una proroga dello stato di allerta, che rimarrà attivo fino alla mezzanotte di domani, mercoledì 21 gennaio, confermando uno scenario di forte criticità su gran parte del territorio. Il ciclone Harry, che ha riempito gli invasi fino all’orlo, lascia ora il posto a un rischio diverso ma non meno insidioso: quello di esondazioni, particolarmente elevato nelle aree prossime alle foci dei fiumi e nei bacini già saturi. Una minaccia, questa, che ha spinto i tecnici a mantenere i livelli di guardia più alti proprio nelle zone più vulnerabili, mentre altre, dopo il culmine dell’emergenza, iniziano a intravedere un lento ritorno alla normalità.
Il quadro regionale: criticità persistenti al sud, primi segnali di miglioramento a nord
La situazione, come spesso accade in queste perturbazioni di vasta portata, non è uniforme e presenta un’isola spaccata in due dalla gravità degli eventi. Nell’Iglesiente, così come nel Campidano e nei bacini del Flumendosa e del Flumineddu, permane il codice rosso per rischio idrogeologico e idraulico, il massimo grado di allarme che impone misure di protezione eccezionali e la massima vigilanza. Qui, il terreno ormai zuppo d’acqua non è più in grado di assorbire ulteriori precipitazioni, aumentando esponenzialmente il pericolo di frane e smottamenti, mentre i corsi d’acqua sono sorvegliati speciali per la possibilità di straripamenti. Al contrario, nel nord-est, il centro operativo ha declassato da rosso ad arancione l’allerta per Olbia e la Gallura, un primo, timido segnale che il peggio della perturbazione, in quell’area, potrebbe essere superato. Una decisione che ha sollevato molti, sebbene la prudenza resti d’obbligo.
Il mare in tempesta e gli effetti sulla costa
Oltre alla pioggia che scroscia senza sosta sulla terraferma, a preoccupare sono state le violente mareggiate che hanno battuto senza tregua le coste orientali. A Cala Gonone, per fare un esempio tra i più eclatanti, l’acqua marina, spinta da onde altissime, è riuscita a invadere le strade del paese trascinando con sé detriti e costringendo chi si trovava sul lungomare a una fuga precipitosa. Scene di un mare che non rispetta più i suoi confini naturali, dimostrando come l’emergenza abbia una duplice natura, terrestre e marina, che moltiplica i fronti su cui intervenire e i disagi per la popolazione. Intanto, gli amministratori locali, in costante contatto con la sala operativa regionale, sono chiamati a valutare, ora per ora, la riapertura di scuole e uffici pubblici, bilanciando l’esigenza di ripristinare una parvenza di normalità con l’imperativo categorico della sicurezza.
Il coordinamento degli interventi e lo scenario nazionale
La gestione dell’evento calamitoso, in una regione abituata a confrontarsi con la forza degli elementi, procede dunque su un doppio binario: da un lato il monitoraggio tecnico-scientifico dei fenomeni in atto, con bollettini che vengono aggiornati in tempo reale, dall’altro il coordinamento pratico delle misure di protezione civile, che passa attraverso videoconferenze con sindaci e prefetti per allineare le azioni sul territorio. Una macchina complessa, messa alla prova da una perturbazione che non ha risparmiato neppure altre regioni del sud Italia, dove si sono registrati episodi drammatici, come quello di un’auto inghiottita da una voragine apertasi sull’asfalto o di squadre di soccorso travolte dalla potenza di un’onda anomala. Fatti di cronaca nera che, al di là dei singoli episodi, sottolineano la pericolosità oggettiva di simili condizioni meteo e la necessità di un’attenta valutazione prima di qualsiasi spostamento non indispensabile.




