Oman annuncia un corridoio temporaneo a Hormuz, Trump attacca il voto del Senato sui poteri di guerra
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Redazione Esteri
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La crisi in Medio Oriente, dopo l'escalation tra Stati Uniti e Iran e il conseguente accordo provvisorio che ha riaperto un canale di dialogo tra Washington e Teheran, continua a tenere banco con sviluppi che coinvolgono non solo le potenze militari ma anche gli equilibri economici e logistici dell'intera regione.
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Mentre il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, è atterrato ad Abu Dhabi per una missione diplomatica volta a rassicurare gli alleati del Golfo, è arrivata la notizia di un'iniziativa congiunta tra Stati Uniti e Oman per la creazione di un corridoio temporaneo nello Stretto di Hormuz, finalizzato a garantire la libertà di navigazione e a scongiurare il rischio di blocchi che potrebbero compromettere il commercio globale del petrolio e del gas naturale liquefatto, come ha riferito un funzionario americano all'emittente Al Jazeera. italpress +1
Il corridoio di Oman per garantire la libertà di navigazione
Secondo quanto ricostruito dalla stampa internazionale, l'accordo tra Stati Uniti e Oman prevede l'attivazione di un passaggio temporaneo e controllato all'interno dello Stretto di Hormuz, uno dei punti di transito marittimo più strategici e delicati del pianeta, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. italpress +1
L'iniziativa, che dovrebbe entrare in vigore nelle prossime quarantotto ore, rappresenta un tentativo concreto di scongiurare un'escalation che potrebbe trasformarsi in un conflitto aperto per il controllo delle rotte, dopo che le tensioni delle scorse settimane hanno portato Teheran a minacciare rappresaglie e a compiere azioni militari contro navi e infrastrutture energetiche di Paesi terzi, come l'attacco con droni all'impianto di Ras Laffan che ha costretto il Qatar a interrompere la produzione di gas naturale liquefatto.
L'iniziativa è stata accolta con favore da diversi attori regionali, anche se permangono scetticismi sulla reale efficacia operativa del corridoio in assenza di una garanzia formale di Teheran, che per il momento non si è espressa ufficialmente sulla proposta.
Il governo dell'Oman, storicamente mediatore neutrale nei conflitti del Golfo e già protagonista di passati dialoghi segreti tra Stati Uniti e Iran, si è offerto come garante logistico e politico del progetto, ospitando nelle proprie acque territoriali le navi da guerra americane che dovranno scortare i mercantili in transito, ma evitando accuratamente qualsiasi coinvolgimento militare diretto che potrebbe essere interpretato come un atto di ostilità. italpress +1
Rubio nel Golfo per rassicurare gli alleati dopo l'accordo con Teheran
Marco Rubio, arrivato nella capitale degli Emirati Arabi Uniti per la prima tappa di un tour che lo porterà nei prossimi giorni in Kuwait e Bahrein, ha ribadito con fermezza la posizione americana riguardo alla navigazione nello Stretto di Hormuz, sottolineando che gli Stati Uniti non tollereranno alcuna forma di pedaggio o tariffa imposta da qualsiasi Paese su quelle che definisce "vie navigabili internazionali".
Nel corso di una breve dichiarazione rilasciata ai giornalisti al suo arrivo ad Abu Dhabi, Rubio ha chiarito che il principio di libertà di passaggio in acque internazionali è un cardine del diritto marittimo e che qualsiasi tentativo di limitarlo unilaterlamente sarà contrastato con tutti gli strumenti diplomatici e militari a disposizione dell'amministrazione Trump, ormai al secondo mandato e determinata a mantenere un profilo alto nella regione.
La missione di Rubio, che include anche la partecipazione a una riunione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, arriva a pochi giorni dalla firma dell'intesa preliminare tra Washington e Teheran, che ha scongelato alcuni fondi iraniani e previsto un allentamento parziale delle sanzioni in cambio della ripresa dei negoziati sul programma nucleare. Questo accordo, tuttavia, ha generato non poche preoccupazioni tra i Paesi del Golfo, che temono un possibile riavvicinamento americano all'Iran a scapito delle tradizionali alleanze con le monarchie sunnite.
Per questo motivo Rubio, che ha già incontrato i leader emiratini e si prepara a proseguire il suo viaggio, sta cercando di dissipare ogni dubbio, ribadendo l'impegno di Washington a difendere gli interessi dei suoi partner e a prevenire qualsiasi azione ostile da parte di Teheran, come la già citata imposizione di pedaggi per attraversare lo Stretto di Hormuz. italpress +1
Il Qatar riavvia la produzione di GNL, ma la crisi non è risolta
Sul fronte economico, il Qatar si sta preparando a riprendere la normale produzione di gas naturale liquefatto, interrotta lo scorso marzo dopo il devastante attacco di droni iraniani contro il colossale impianto di Ras Laffan, che ha danneggiato diverse unità di trattamento e costretto Doha a dichiarare lo stato di forza maggiore sulle forniture internazionali.
Il Primo Ministro qatarino, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, in un'intervista rilasciata al Financial Times, ha confermato che le attività produttive sono in fase di graduale ripristino grazie anche agli impegni assunti da Iran e Stati Uniti nell'ambito dell'accordo provvisorio, che ha ridotto le tensioni militari e creato le condizioni minime di sicurezza per il ritorno alla normalità operativa nell'area.
Il Qatar, secondo produttore mondiale di GNL e principale fornitore di gas per molti Paesi europei e asiatici, aveva visto crollare la propria capacità estrattiva a causa dell'attacco, innescando una corsa al rialzo dei prezzi del metano sui mercati internazionali e costringendo diverse nazioni a cercare forniture alternative per compensare il deficit.
Ora la prospettiva di una ripresa produttiva offre un parziale sollievo ai mercati energetici, ma la situazione resta estremamente fluida, perché il corridoio temporaneo di Oman e le rassicurazioni di Rubio non cancellano il rischio che Teheran, in qualsiasi momento, possa decidere di bloccare nuovamente lo Stretto di Hormuz con un'azione militare o di ritorsione, come già minacciato in passato in risposta alle sanzioni occidentali. italpress +1
La posizione del Congresso e le parole di Trump sul voto del Senato
Nel frattempo, a Washington, il dibattito sui poteri di guerra del presidente ha raggiunto toni accesi, con il Senato che ha approvato una risoluzione bipartisan che limita la capacità dell'amministrazione di intraprendere azioni militari contro l'Iran senza previa autorizzazione del Congresso.
Il presidente Donald Trump, che da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, ha definito il voto del Senato "insensato" e ha minacciato di porre il veto alla misura, sostenendo che la risoluzione rappresenterebbe un freno alla sua autorità di comandante in capo e metterebbe a repentaglio la sicurezza nazionale in un momento di estrema fragilità regionale, come dimostrato dalle recenti scintille di conflitto nello Stretto di Hormuz e dalle ritorsioni iraniane che hanno colpito obiettivi civili e militari nella penisola arabica.
Il presidente ha ribadito che il suo governo non esiterà a usare la forza per difendere gli interessi americani e quelli degli alleati, e che il voto del Senato, pur non essendo vincolante, rischia di inviare un segnale di debolezza a Teheran proprio nel momento in cui si tenta di consolidare il fragile cessate il fuoco e di avviare un negoziato più strutturato sul nucleare.
La contrapposizione tra l'esecutivo e il legislativo, tipica della politica estera statunitense in tempo di crisi, si è riaccesa con maggiore intensità dopo che la Camera aveva già approvato una misura analoga nei giorni precedenti, mentre gli alleati del Golfo guardano con apprensione a queste divisioni interne, temendo che possano tradursi in un minore impegno militare americano nella regione o in una maggiore propensione al compromesso con Teheran, scenario che per le monarchie del Golfo rappresenterebbe un pericolo strategico esistenziale. italpress +1




