Huawei Watch GT Runner 2, la recensione di chi l’ha portato al polso per la mezza maratona di Brescia
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Lo abbiamo detto fin dall’inizio, quando ne abbiamo parlato in occasione del lancio, e lo ripetiamo ora che l’abbiamo portato al polso per un test sul campo decisamente impegnativo, come la mezza maratona di Brescia. Il punto, con questo Huawei Watch GT Runner 2, non è tanto cosa fa – perché la scheda tecnica, in fondo, la conosciamo – ma come lo fa. E la risposta, dopo averlo stressato tra il traffico cittadino, i rettilinei lungo il fiume e le accelerazioni finali che ti spezzano le gambe, è che lo fa con una precisione quasi maniacale, quella che cercano i runner che contano ogni secondo. Il display AMOLED da 1,32 pollici, con i suoi 3000 nit di picco, non ha mai dato segni di cedimento nemmeno sotto il sole di aprile, restituendo numeri e grafici con una nitidezza che mette in ombra gran parte della concorrenza diretta. Attivare la modalità dedicata alla mezza maratona dal menu è stato un gesto immediato, e da lì in poi il vero valore aggiunto – la possibilità di confrontarsi con un avatar virtuale che ti dice in tempo reale se sei sotto o sopra il tuo ritmo abituale – ha trasformato la corsa in un dialogo costante con i propri limiti.
La leggerezza del titanio e la resistenza del vetro, due facce della stessa medaglia
A toccarlo, la prima sensazione è di avere al polso molto meno di quel che si pagherebbe. La cassa è realizzata in lega di titanio nanostampata, una scelta progettuale che non è solo estetica: parliamo di un materiale che garantisce una sottigliezza estrema – lo spessore si ferma a 10,7 millimetri – senza sacrificare la robustezza. Il centrale pesa 34,5 grammi, una cifra che sale appena sopra i 43 con il cinturino in tessuto AirDry, e questa leggerezza, durante una gara lunga, si traduce in assenza di fastidi, in quella sensazione di non avere nulla se non la percezione esatta del battito e del passo. A proteggere quella superficie luminosa ci pensa invece il vetro Kunlun di seconda generazione, che Huawei ha voluto più sottile del vetro zaffiro tradizionale ma, a quanto dicono i test interni, più resistente agli urti e ai graffi. L’accostamento tra il metallo freddo della lunetta e la morbidezza del cinturino traforato è riuscito, ma qui conta soprattutto la funzionalità: 3000 nit di luminosità, dicevamo, che in piena luce restituiscono un’interfaccia fluida e reattiva, senza che ci si debba fermare a schermare lo schermo con la mano per decifrare i dati di ritmo.
Più di un cronometro: l’ecosistema che manca (e che forse non serve)
C’è però un aspetto, nell’uso quotidiano di questo GT Runner 2, che va affrontato con onestà. Non è uno smartwatch per tutti, e forse non vuole esserlo. Se ci si aspetta di trovare al polso una replica miniaturizzata del proprio smartphone, con un market pieno di app e un’integrazione perfetta con ogni servizio di terze parti, si rischia di restare delusi. Complice anche la complessa situazione geopolitica che anni fa portò a una sorta di messa al bando del marchio cinese per ragioni di privacy – o per ragioni di mercato, a seconda di come si preferisca interpretare la vicenda – il Gt Runner 2 non brilla certo per la quantità di applicazioni scaricabili. La compatibilità con iOS è ridotta all’osso rispetto a ciò che offre un Apple Watch, e perfino con Android si perde qualcosa in termini di fluidità nelle risposte rapide o nella gestione delle notifiche multimediali. Ma, e qui sta il punto, forse è proprio questo il suo senso: non essere una protesi del telefono, bensì uno strumento di misura autonomo. L’app Huawei Health, nonostante qualche ridondanza nei menu e una certa ossessione per le autorizzazioni, raccoglie i dati di corsa con una profondità che a Garmin e Coros non sfigura affatto, anzi, in alcuni parametri come la potenza di corsa in watt o la soglia del lattato li supera in immediatezza.
L’offerta Amazon Prime e quel prezzo che cambia le carte in tavola
Se poi si passa al capitolo economico, la questione si fa ancora più interessante. Il listino ufficiale parla di 399 euro, una cifra che posiziona il dispositivo nella fascia alta del mercato running, quella dove si giocano la partita Garmin Forerunner 970 e Coros Pace Pro. Su Amazon, però, la situazione cambia radicalmente, soprattutto per chi ha un abbonamento Prime. L’offerta attuale lo porta sotto i 380 euro di base, ma il vero affare sta nel coupon da 30 euro che si attiva al momento del check-out, un doppio sconto che lo rende, di fatto, una delle migliori opzioni rapporto qualità-prezzo in circolazione. Certo, c’è da considerare che il discorso delle mappe offline – gestite tramite Komoot – non è ancora così fluido come ci si aspetterebbe da un dispositivo che punta tutto sulla precisione del posizionamento, e la batteria, pur garantendo un’autonomia dichiarata di 14 giorni, con l’uso intensivo del GPS dual-band si riduce drasticamente, costringendo a ricaricare dopo una settimana di allenamenti misti. Ma per chi cerca un cronometro che non tradisce mai, nemmeno sotto i portici o nei canyon urbani dove il segnale salta, la nuova architettura dell’antenna 3D floating – che utilizza fisicamente la ghiera in titanio per migliorare la ricezione – rappresenta un salto di qualità tecnica che si percepisce eccome.




