Tesla in picchiata a Wall Street, Trump e Cina mettono in crisi i mercati
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Redazione Economia
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Le azioni di Tesla hanno subito un crollo significativo a Wall Street, trascinando con sé l’intero indice Nasdaq, che ha perso oltre il 3% in una sola seduta. Il titolo del colosso dell’auto elettrica, guidato da Elon Musk, ha toccato il punto più basso degli ultimi mesi, con un calo del 10% che ha volatilizzato una fetta consistente della sua capitalizzazione. Le cause di questo tracollo sono molteplici, ma due fattori spiccano su tutti: il drastico calo delle vendite in Cina e le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che hanno alimentato i timori di una possibile recessione negli Stati Uniti.
In Cina, dove Tesla aveva registrato una crescita esponenziale negli ultimi anni, le vendite sono crollate del 49% a febbraio. Un dato che ha colpito duramente gli investitori, già preoccupati per le tensioni commerciali tra Washington e Pechino. I dazi imposti da entrambe le parti, infatti, continuano a pesare sui mercati, creando un clima di incertezza che si ripercuote soprattutto sul settore tecnologico, particolarmente sensibile alle oscillazioni economiche.
A complicare ulteriormente la situazione, le parole di Trump hanno aggiunto benzina sul fuoco. Il presidente ha infatti lasciato intendere che l’economia statunitense potrebbe affrontare una fase di recessione, alimentando i timori degli operatori di Borsa. Le sue dichiarazioni, unitamente ai dati negativi provenienti dalla Cina, hanno innescato un effetto domino che ha coinvolto non solo Tesla, ma anche altre big tech, contribuendo al rosso diffuso sul Nasdaq.
Per Elon Musk, già alle prese con una serie di problemi legati ai suoi altri progetti, si è trattato di una giornata particolarmente nera. Oltre al crollo di Tesla, il magnate ha dovuto affrontare un massiccio attacco informatico alla sua piattaforma sociale, X.com, che ha messo in luce le vulnerabilità del sistema. Un colpo non da poco per Musk, che negli ultimi mesi ha intensificato il suo impegno politico, schierandosi apertamente a sostegno di Trump e diventando uno dei volti più visibili del cosiddetto "turbotrumpismo".
Il crollo di Tesla non è un episodio isolato, ma il risultato di una combinazione di fattori che hanno creato una tempesta perfetta. Da sette settimane consecutive, il titolo è in caduta libera, e rispetto ai massimi di dicembre ha perso il 52% del suo valore. Un dato che riflette non solo le difficoltà del mercato cinese e le incertezze legate ai dazi, ma anche le preoccupazioni degli investitori riguardo alla stabilità finanziaria dell’azienda e alla sua capacità di mantenere il ritmo di crescita degli ultimi anni.
Intanto, gli effetti del crollo di Wall Street si sono fatti sentire anche sulle Borse europee, che hanno chiuso in netto ribasso. L’indice FTSE Mib di Milano, ad esempio, ha perso oltre il 2%, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno registrato cali simili. Un segnale che conferma come l’instabilità dei mercati statunitensi abbia ripercussioni globali, soprattutto in un contesto già fragile a causa delle tensioni geopolitiche e delle incertezze economiche.




