La “Calciopoli” delle escort, festini a 3.500 euro a notte per una settantina di atleti tra Milano e Mykonos

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Milano, quella dell’Expo 2015 e dei salotti glitterati del dopopartita, torna a essere il centro di una bufera giudiziaria che stavolta non riguarda il pallone truccato, ma il fuorigioco morale di una “dolce vita” a pagamento. L’inchiesta della procura di Milano, condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, ha disvelato un business su scala internazionale: dalle discoteche abusive di Cinisello Balsamo – attive perfino durante il lockdown – fino alle spiagge esclusive di Mykonos, con l’ambizione di approdare addirittura ai Caraibi. Al centro dell’indagine, che ha portato ai domiciliari quattro persone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, c’è la società “Ma.De Milano Eventi”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la coppia di fatto Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, considerati i “promotori e dominus” dell’organizzazione, avrebbe costruito un impero fatto di champagne, gas esilarante e notti in hotel a cinque stelle, il tutto servito su un piatto d’argento a una clientela facoltosa e discretissima.

I numeri del business e la “clientele” d’élite

Sarebbero almeno settanta i calciatori professionisti – un esercito di atleti che milita in squadre come Inter, Milan, Juventus, Verona, Torino, Sassuolo, Monza, Lazio e Genoa – ad aver preso parte ai festini organizzati dall’agenzia. I loro nomi, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Chiara Valori, sono stati in larga parte omissati per tutelare la loro posizione (nessuno di loro è indagato, poiché l’acquisto di prestazioni sessuali in Italia, sebbene moralmente censurabile in certi ambienti, non costituisce reato), ma emergono con chiarezza dalle intercettazioni telefoniche e dai tabulati dei pagamenti. Alcuni nomi, però, filtrano ugualmente nel dibattito pubblico: tra questi spiccano quello di Dejan Stankovic, ex centrocampista di Lazio e Inter ormai ritiratosi, e quello dell’attuale biancoceleste Daniel Maldini, quest’ultimo finito suo malgrado nel mirino della cronaca per le frequentazioni con gli indagati. Il meccanismo, lucido e spietato, prevedeva pacchetti “all inclusive” che andavano dalla cena nei locali più esclusivi del capoluogo lombardo (dal Langosteria al Pineta Milano) fino a veri e propri rapporti a pagamento, il cui costo poteva raggiungere le 3.500 euro a notte.

La “droga della risata” e le confidenze delle ragazze

Un aspetto che ha particolarmente allarmato gli investigatori – oltre al giro d’affari da oltre 1,2 milioni di euro finito sotto sequestro – riguarda l’uso di sostanze stupefacenti leggere, in particolare il protossido di azoto, meglio noto come “gas della risata” o “droga del palloncino”. Questa sostanza, si legge nelle carte, era particolarmente gradita agli sportivi proprio perché volatile e, soprattutto, non rilevabile nei comuni test anti-doping, permettendo così agli atleti di alterare la loro coscienza senza il rischio di squalifiche sportive. A rompere il muro di omertà, scatenando l’intervento della procura, è stata la denuncia di una ex dipendente della Ma.De. Quest’ultima, una delle tante ragazze reclutate, ha raccontato ai pm un sistema di sfruttamento brutale: lei stessa viveva in un appartamento all'interno della stessa palazzina della sede dell’agenzia a Cinisello Balsamo, dove al piano terra era stata allestita una discoteca abusiva utilizzata durante il Covid per eludere i divieti.

Il racconto choc e il giro di affari internazionale

Il racconto della testimone, ritenuto dagli inquirenti “pienamente riscontrato” dalle intercettazioni, descrive una gestione quasi aziendalistica del meretricio. Buttini e la compagna trattenevano per sé almeno il 50% di quanto pagato dai clienti – una percentuale che saliva vertiginosamente se si considerano le spese accessorie – lasciando alle giovani, spesso italiane e straniere giovanissime, una misera parte del compenso. In un’intercettazione riportata dalla stampa, una delle ragazze si sfoga con un gestore mostrando tutto il cinismo dell’ambiente: «Ho appena fatto il test, sono incinta», rivelando così la promiscuità dei rapporti che avvenivano in quelle stanze. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Bruno Albertini, non si è limitata ai confini nazionali; le vacanze estive a Mykonos servivano per mantenere caldo il parco clienti anche nella pausa estiva, mentre le mire espansionistiche verso i Caraibi dimostrano quanto il volume d’affari fosse solido e ben oliato.

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