Derby di Roma, la Roma si schiera con i tifosi: «Comprendiamo il disappunto, lavoriamo per giocare domenica»
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Redazione Sport
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Il comunicato ufficiale della As Roma, diffuso in una giornata che avrebbe dovuto consegnare una decisione definitiva su data e orario del derby cittadino contro la Lazio, assume i contorni di una presa di posizione netta, quasi inattesa nella sua chiarezza. Il club giallorosso, pur non potendo sostituirsi alle istituzioni preposte per legge – un riferimento, questo, che non cela una prudenza obbligata –, ha scelto di intervenire direttamente nel dibattito che da giorni agita la tifoseria. «Comprendiamo il legittimo disappunto espresso dai nostri tifosi in queste ore», si legge nella nota, e l’uso dell’aggettivo “legittimo” non è certo casuale. Dalla loro parte, senza esitazioni apparenti, la società capitolina rivendica un’aderenza emotiva e organizzativa a chi, ogni settimana, trasforma lo stadio in un prolungamento della propria esistenza.
L’ennesimo pasticcio burocratico tra prefettura, tennis e ricorsi al Tar
Il derby era stato inizialmente fissato per domenica 17 maggio alle 12.30, orario che di per sé aveva già suscitato malumori per l’insolita collocazione mattutina di una stracittadina. Poi, a sorpresa, la Prefettura ha smentito: le finali di tennis in programma nella stessa giornata impongono uno slittamento a lunedì sera, con calcio d’inizio alle 20.45. Una decisione che, per effetto della regola della contemporaneità – quella norma non scritta ma ferrea che obbliga le partite dell’ultima giornata a giocarsi nello stesso orario –, ha trascinato nel caos altri quattro match di Serie A. La Lega, per voce del suo amministratore delegato, ha presentato ricorso al Tar, e proprio mentre la Roma diffondeva il suo messaggio, il tribunale amministrativo stava discutendo il provvedimento. Un groviglio di competizioni, regolamenti e interessi contrapposti che rischia di trasformare un evento sportivo in una lunga querelle giudiziaria.
Il valore del sacrificio degli abbonati e la funzione sociale dello stadio
Nel comunicato, la As Roma spinge l’analisi su un piano raramente toccato dalla prosa asettica dei club. «Sappiamo bene quanto sacrificio, passione e organizzazione personale comporti seguire la squadra per gli abbonati, ma anche e soprattutto per chi vive lo stadio come momento integrante della propria vita». Una frase che, con il suo inciso “ma anche e soprattutto”, tenta di restituire dignità a quella fascia di tifoseria – spesso la più silenziosa perché la più numerosa – che programma ferie, rinuncia ad appuntamenti familiari o rimodula il proprio lavoro pur di non mancare all’appuntamento con il derby. Non c’è, in queste parole, alcuna retorica trionfalistica: c’è semmai la consapevolezza che spostare una partita significa disattendere decine di migliaia di organizzazioni private.
L’attesa della decisione e il ruolo delle istituzioni
Mentre il Tar valuta il ricorso della Lega, la Roma ribadisce di essere «al lavoro per giocare la partita domenica», senza però fornire dettagli su quali leve intenda azionare. Il riferimento alle «istituzioni competenti» – un’espressione che nel testo ritorna come una piccola clausola di stile – suggerisce che il club non intende forzare alcuna disobbedienza civile, ma piuttosto accompagnare politicamente la protesta. Nella giornata in cui la decisione definitiva viene attesa come un verdetto, i giallorossi hanno scelto di mettere la faccia prima ancora di conoscere l’esito del braccio di ferro legale. Una mossa che li pone idealmente al fianco di chi, sugli spalti del Olimpico, ha già speso soldi e speranze per un derby che ancora non sa se giocherà di domenica o di lunedì.




