Marco Baldini e il racconto del tentato suicidio: “Nel 2016 avevo deciso di buttarmi dal balcone, ma la vita mi ha offerto una nuova possibilità”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nel corso di un’esistenza, in cui il dolore smette di essere un’emozione passeggera per trasformarsi in una presenza fisica, in un peso che schiaccia ogni residuo di speranza. Marco Baldini, ospite dell’ultima puntata di “Ciao Maschio” su Rai 1, ha avuto il coraggio di raccontare quel momento, e lo ha fatto con una lucidità che non lascia spazio a fraintendimenti o a facili pietismi. Seduto di fronte a Nunzia De Girolamo, il conduttore radiofonico ha riaperto il capitolo più oscuro della sua biografia, quello che risale al 2016 e che lo vide a un passo dal compiere un gesto estremo e irreparabile. La sua non è stata soltanto una confessione, ma la cronaca dettagliata di una disperazione talmente profonda da sembrare, a chi ascolta, quasi inafferrabile: lui, quella sera, aveva preso una decisione, ed era quella di farla finita gettandosi dal balcone di casa. Un proposito, come ha spiegato, maturato con “estrema lucidità”, il che forse è l’aspetto più agghiacciante dell’intera vicenda, perché priva il dolore di quella patina di incoscienza che talvolta lo accompagna.
La truffa, il gioco e la discesa agli inferi
Alle origini di quell’abisso, come spesso accade, non c’è una causa sola, ma un intreccio di scelte sbagliate, di illusioni e di trappole mentali. Baldini ha ripercorso le tappe di una caduta che affonda le radici in un equivoco di fondo, in quella che lui stesso definisce “la convinzione più grossa e distruttiva” della sua vita: la confusione tra denaro e valore personale. “Pensavo che più soldi hai, più sei bravo, più hai successo”, ha confessato, svelando il meccanismo perverso che lo ha spinto a cercare guadagni facili e a infilarsi in affari poco chiari, attratti dalla chimera di un arricchimento che potesse convalidare il suo status. Fu per mascherare quelle operazioni, per giustificare uscite di denaro sospette agli occhi del fisco, che lui e il suo avvocato finsero inizialmente una dipendenza dal gioco. Una messinscena che, con il tempo, divenne tragicamente reale: “Visto che ero attenzionato, ho dovuto giocare davvero, far vedere che giocavo davvero una, due, tre, quattro volte. Evidentemente avevo già dentro una propensione alla dipendenza”, ha spiegato, descrivendo il cortocircuito che lo trasformò in un ludopatico effettivo.
La spirale in cui era precipitato, però, non si limitava al tavolo verde o alle slot machine. La parte forse più agghiacciante del racconto di Baldini riguarda un episodio di cronaca nera che lo vide vittima, un evento che da solo basterebbe a giustificare incubi e paure. Dopo aver consegnato un pacco di marche da bollo false a dei malviventi, credendole vere, venne convocato per un incontro. Appena arrivato, racconta, ricevette uno schiaffo e la rivelazione che la merce era fasulla. Da lì, il sequestro: fu caricato su un’auto, portato in un campo e gli fu ordinato di scavare una buca, sotto la minaccia di armi. “Io scavavo piano e pensavo: adesso arriva il colpo”, ha ricordato. In quell’attimo di terrore puro, scattò qualcosa, un lampo di lucidità che forse gli salvò la pelle. Disse loro che se avesse voluto truffarli, avrebbe consegnato un campione vero per poi rifilarne di falsi, non il contrario. Il silenzio che seguì, tre o quattro minuti che parvero interminabili, fu rotto da una voce che gli intimò di smettere di scavare e di risalire in macchina. Era salvo, ma quell’esperienza gli aveva lasciato dentro una cicatrice indelebile.
Il balcone, la notte e l’intuizione salvifica
Eppure, nonostante il pericolo scampato in quel campo, il baratro più profondo doveva ancora venire. A terra, con i sensi di colpa che divoravano ogni pensiero e la ludopatia che aveva ormai preso il sopravvento, arrivò la notte in cui ogni via d’uscita sembrò preclusa. “Quella sera avevo deciso: stasera faccio il salto, mi butto dal balcone”, ha dichiarato senza infingimenti. Un proposito fermo, alimentato da un dolore che non concedeva tregua. Ma in quell’istante, in quel punto di non ritorno, accadde qualcosa di imprevedibile. “La vita mi ha messo di fronte a una nuova possibilità”, ha detto, riferendosi all’incontro con Aurora, la donna che sarebbe poi diventata la sua compagna e che gli ha ridato una ragione per guardare al futuro. Non ci sono spiegazioni razionali per certe svolte, e Baldini non tenta di fornirle: si limita a registrare il fatto che, mentre si apprestava a compiere il gesto estremo, un filo invisibile lo ha trattenuto, riannodandolo all’esistenza.
Una vita nuova, tra passato e riscatto
Oggi, a distanza di un decennio da quella notte, Marco Baldini è un uomo che ha imparato a convivere con i propri fantasmi, senza rimuoverli ma anche senza farsene sopraffare. Lo dimostra la sua vita attuale, fatta di impegni professionali, certo, ma anche di una dimensione privata completamente nuova. La paternità, arrivata a 61 anni con la nascita del piccolo Leo, ha rappresentato una sorta di riscatto biologico ed emotivo. “Mio figlio è senza dubbio la cosa che mi rende ancora curioso della vita”, ha confidato in una recente intervista, raccontando di come si alzi ogni mattina alle sei e mezza per fare ginnastica, un modo per tenersi in forma e reggere il passo di un bambino che “ha una forza pazzesca”. Un presente, il suo, che non cancella il passato ma gli conferisce una prospettiva diversa, quasi a dimostrare che a volte, per quanto profonda possa essere la ferita, esiste sempre la possibilità di una guarigione che non è oblio, ma ricostruzione paziente e quotidiana.




