Chiara Pellacani e il riscatto ai mondiali: «Dopo Parigi, ho lasciato i tuffi. Poi la boxe e la liberazione»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Singapore ha restituito a Chiara Pellacani ciò che Parigi le aveva negato. A 22 anni, la tuffatrice romana – già campionessa europea a soli 15 – ha chiuso i Mondiali con tre medaglie, tra cui un bronzo dal trampolino da tre metri, la specialità che più conta. Un risultato che cancella il ricordo dei due quarti posti olimpici, macigni che per mesi l’hanno costretta a mettere in discussione tutto. Persino i tuffi.

«Quelle lacrime sul podio non erano solo per il bronzo, ma per quello che ho passato», ha confessato Pellacani, soprannominata “la bambola assassina” per l’espressione impassibile in gara. Quella stessa maschera, però, si è sciolta a Singapore, quando il punteggio finale l’ha confermata terza. Un momento di catharsis, dopo un anno in cui aveva abbandonato la vasca per dedicarsi alla boxe, cercando altrove la forza che in acqua sembrava svanita.

Il suo mondiale è stato un trionfo a due facce: l’oro nel sincro misto con il fratellino Matteo Santoro, il bronzo dall’altezza di un metro e, infine, il podio dai tre metri, il più ambito. Un percorso che ricorda quello di Tania Cagnotto, altra icona dei tuffi italiani, a cui Pellacani è spesso paragonata. Ma se Cagnotto fu regina dei sincro, Chiara ha voluto dimostrare di poter brillare anche da sola.

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