La bambina di 4 anni portata due volte al pronto soccorso di Rimini, la prima visita, le dimissioni e il decesso: i genitori chiedono chiarezza
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Redazione Interno
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La sala d'aspetto di un pronto soccorso pediatrico è un luogo sospeso, dove la speranza dei genitori si affida alla scienza dei camici bianchi, un patto di fiducia che, a Rimini, si è tragicamente rotto nella prima mattinata di sabato 14 marzo, lasciando spazio a un dolore sordo e a domande che chiedono risposte precise. Una bambina di appena 4 anni, di origine ucraina e residente con la sua famiglia nella provincia, è morta all’ospedale Infermi poche ore dopo essere stata visitata e dimessa dalla stessa struttura. I fatti, nella loro crudezza, delineano una sequenza temporale serrata: l’arrivo dei genitori, in preda al panico, intorno alle 20:30 di venerdì sera, con la piccola che presentava uno stato di forte malessere generale accompagnato da una febbre molto alta. I medici dell’ambulatorio urgenze pediatriche l’hanno presa in carico, avviando i primi accertamenti.
L’esito di quelle valutazioni cliniche, stando a quanto emerso, aveva inizialmente rassicurato i sanitari. I parametri vitali della bambina, in particolare quelli cardiovascolari e polmonari, così come quelli neurologici e addominali, erano risultati nella norma. Per abbassare la febbre, le era stata somministrata una dose di paracetamolo, un farmaco comune che aveva sortito l’effetto sperato, facendo momentaneamente rientrare il picco febbrile. Sulla base di questo quadro, e constatato il miglioramento transitorio, intorno alle 00:43 di notte era stata firmata la cartella clinica di dimissione, e la famiglia era potuta tornare nella propria abitazione. Un epilogo che sembrava chiudere un accesso al pronto soccorso dovuto a un malore probabilmente virale, ma che invece ha rappresentato solo un drammatico intervallo.
Il drammatico peggioramento notturno e la corsa contro il tempo
Il ritorno a casa non ha portato la tranquillità sperata. Circa un’ora e mezza dopo essere rientrati, le condizioni della piccola hanno subito una brusca e improvvisa impennata negativa. I sintomi si sono ripresentati con violenza inaudita: la febbre è tornata a salire, accompagnata da continui e debilitanti conati di vomito, un quadro clinico in rapida e preoccupante evoluzione che ha portato la bambina, verso le sei del mattino di sabato, a perdere conoscenza. I genitori, nuovamente travolti dall’angoscia, hanno riallertato immediatamente i soccorsi, e la piccola è stata trasportata d’urgenza una seconda volta all’ospedale Infermi di Rimini. All’arrivo in struttura, la situazione era già critica. Un’equipe multidisciplinare composta da rianimatori e pediatri si è attivata immediatamente, tentando per oltre un’ora manovre di rianimazione per strapparla alla morte. Ogni sforzo, però, si è rivelato vano: non c’è stato nulla da fare per salvare la vita della bambina di 4 anni.
Il dolore dei genitori e i silenzi che dovrà squarciare l’autopsia
Di fronte a questa tragedia, che ha spezzato una vita e distrutto una famiglia, il dolore si intreccia ora con la necessità di comprendere. I genitori, sotto choc e distrutti dal lutto, hanno affidato alle poche dichiarazioni rilasciate ai cronisti locali una richiesta che è insieme un grido di dolore e un’istanza di giustizia: «Vogliamo sapere perché nostra figlia è morta, diteci la verità». Il loro appello è diretto, e punta a fare piena luce sull’operato dei medici e sulla decisione di dimettere la piccola poche ore prima del decesso. Sarà proprio la magistratura a dover fornire i primi elementi di risposta: la Procura di Rimini, che nelle prossime ore valuterà se aprire un fascicolo d’inchiesta, ha già disposto l’esame autoptico sul della bambina. Sarà l’autopsia, con i suoi esiti, l’unico strumento in grado di accertare le cause esatte del decesso e di stabilire se vi sia un nesso causale tra la prima visita, le dimissioni e il successivo, fatale peggioramento. La cartella clinica della notte tra venerdì e sabato, con i parametri nella norma registrati dai medici, sarà al centro degli accertamenti per verificare se sia stato sottovalutato un quadro clinico che nascondeva invece una patologia più grave e silente.




