Byd sotto indagine Ue per sospetti sussidi illeciti in Ungheria
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Redazione Economia
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Il colosso cinese Byd, leader mondiale nella produzione di auto elettriche e ibride plug-in, si trova al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Bruxelles sta verificando la possibilità che la Cina abbia fornito sussidi illeciti per la costruzione del primo stabilimento europeo di Byd in Ungheria, destinato a diventare operativo già dal prossimo autunno. L’indagine, ancora in corso, mira a chiarire se Pechino abbia violato le norme europee sul commercio, garantendo al gigante dell’automotive cinese aiuti di Stato ingiustificati.
La posizione dominante di Byd nel mercato globale delle auto elettriche – con quasi 4,3 milioni di vetture immatricolate lo scorso anno – rende l’inchiesta particolarmente significativa. L’Ungheria, scelta come base per il primo impianto europeo, è da tempo al centro di polemiche per la sua stretta collaborazione economica con la Cina, che ha suscitato preoccupazioni in diversi Stati membri dell’Ue. L’indagine, quindi, non solo mette in discussione le pratiche commerciali di Byd, ma solleva interrogativi più ampi sulle relazioni tra l’Europa e Pechino in un settore, quello dell’automotive, sempre più strategico.
Alfredo Altavilla, special advisor per l’Europa di Byd, ha dichiarato che l’azienda auspica una collaborazione costruttiva con le istituzioni europee, sottolineando l’importanza di trovare un equilibrio tra competizione e cooperazione. Tuttavia, l’inchiesta rappresenta un primo ostacolo per l’espansione del gruppo cinese nel Vecchio Continente, dove Byd ha già siglato accordi con alcuni dei principali brand italiani, consolidando la sua presenza in un mercato sempre più competitivo.
La vicenda, che si inserisce in un contesto di crescente tensione commerciale tra Ue e Cina, potrebbe avere ripercussioni significative non solo per Byd, ma anche per il futuro delle politiche industriali europee nel settore delle auto elettriche. L’Unione Europea, da tempo impegnata a promuovere una transizione ecologica, si trova ora a dover bilanciare la necessità di attrarre investimenti esteri con quella di garantire una competizione leale, evitando distorsioni del mercato causate da aiuti di Stato.




