L’Italia si tinge di viola per la fibromialgia, una sindrome ancora avvolta nel silenzio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dal colonnato dell’Emiciclo all’Aquila fino alla Rotonda di Rovigo, passando per la Torre Civica di Casale Monferrato e il Palazzo della Presidenza della Regione Puglia a Bari: nella serata del 12 maggio, in occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, decine di monumenti italiani hanno cambiato pelle, vestendosi di un colore, il viola, che ormai da anni rappresenta la speranza e la lotta per milioni di pazienti. Un gesto, quest’ultimo, che se da un lato possiede un’alto valore simbolico, dall’altro serve a squarciare un velo di indifferenza che troppo spesso avvolge una patologia dolorosa quanto invisibile.

Un dolore cronico che non si vede ma si sente, tra luci e ombre istituzionali

La ricorrenza, che si celebra dal 1992 e che cade proprio il 12 maggio in ricordo della nascita di Florence Nightingale (la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna, che si ritiene abbia sofferto di sintomi compatibili con la sindrome), è stata l’occasione per riaccendere i riflettori su una condizione complessa. Non si tratta, come specificano gli addetti ai lavori, di una patologia rara né degenerativa, e tantomeno psicosomatica; eppure, chi ne è affetto – e le stime parlano di circa due milioni di italiani, con un’incidenza schiacciante sulla popolazione femminile – deve confrontarsi quotidianamente con un dolore cronico diffuso, paragonabile a una tensione muscolare costante, spesso accompagnato da stanchezza debilitante e disturbi del sonno. A Rovigo, dove il Tempio della Rotonda è stato illuminato (e lo sarà anche nella giornata di oggi), l’iniziativa “Facciamo luce sulla Fibromialgia” ha messo in luce proprio questo aspetto: una patologia reumatica extra-articolare, ha spiegato l’amministrazione comunale, che non mette a rischio la sopravvivenza fisica del paziente, ma che ne compromette profondamente la qualità dell’esistenza.

L’onda viola che unisce Nord e Sud, dall’Abruzzo alla Puglia passando per il Monferrato

Il filo viola che ha idealmente unito la penisola ha coinvolto, come detto, territori molto distanti tra loro. All’Aquila, il Consiglio regionale dell’Abruzzo – in sintonia con le iniziative promosse dal capoluogo – ha scelto di illuminare il colonnato di Palazzo dell’Emiciclo, un gesto che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su una sindrome la cui diagnosi è ancora oggi difficoltosa e lunga. Più a Nord, invece, a Casale Monferrato, la Torre Civica si è accesa grazie alla collaborazione con AMC e su spinta del Comitato Fibromialgici Unici – Italia, realtà che da tempo si batte per l’ascolto dei pazienti e per il riconoscimento istituzionale della patologia. Simile la scelta della Puglia: se a Bari, sul Lungomare Nazario Sauro, a tingersi di viola è stata la sede della Presidenza della Regione (un atto che rinnova l’attenzione verso una patologia che incide profondamente non solo sulla vita dei malati ma anche sui loro nuclei familiari), anche altri comuni pugliesi hanno seguito l’esempio, replicando l’illuminazione simbolica su edifici storici e monumenti.

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