La moda di Sanremo tra Quirinale e passerelle, la sfida del look si accende all’Ariston

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre mancano poche ore all’accensione delle luci dell’Ariston per la prima serata del Festival di Sanremo 2026, il meccanismo ben oliato che da settimane alimenta il motore mediatico della kermesse ha già prodotto i suoi primi, significativi, fotogrammi. L’attesa, si sa, non riguarda soltanto le melodie inedite che i big porteranno in gara, ma anche — e forse soprattutto — l’impatto visivo, quell’estetica curatoriale che trasforma ogni artista in un personaggio e ogni apparizione in una dichiarazione d’intenti. L’edizione di quest’anno, complice una concomitanza temporale con la Milano Fashion Week determinata dallo slittamento per le Olimpiadi invernali, ha trasformato la settimana sanremese in un crocevia di stili e strategie comunicative, dove il red carpet del Quirinale ha fatto da inconsueto antipasto alle sfilate sul green carpet di via Matteotti -1-3. E se la visita storica dei cantanti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva imposto un rigore formale fatto di giacche scure e completi dal taglio classico, con poche eccezioni cromatiche concesse a Laura Pausini ed Elettra Lamborghini, è nella prima passerella televisiva che si sono iniziate a intravedere le reali geometrie dello stile di quest’anno -1.

Carlo Conti, direttore artistico e conduttore, ha da subito chiarito la cifra del suo personale contributo estetico, un’eleganza fiorentina e istituzionale affidata alle mani esperte di Stefano Ricci. Per le cinque serate, Conti indosserà smoking su misura realizzati dall’alta sartoria fiorentina, capi che parlano il linguaggio dell’artigianalità italiana più raffinata, con giacche in seta operata dell’Antico Setificio Fiorentino e rever in raso -2. Una scelta, la sua, che conferma un solco già tracciato e che si pone in continuità con un’idea di conduzione sobria e autorevole, lontana dagli eccessi ma non per questo meno attenzionata. Intorno a lui, però, il sistema della moda si muove con logiche ben più complesse, laddove la direzione creativa di figure come Rebecca Baglini, veterana della kermesse, si spinge oltre il semplice noleggio di un abito per abbracciare una costruzione narrativa completa, un “sistema vero e proprio” come piace definirlo a chi, come lei, cura l’identità visiva di artisti del calibro di Dargen D’Amico, Malika Ayane e Arisa -3-4.

L’anteprima del green carpet, Fedez e Mara Sattei dettano le prime tendenze

Il tradizionale appuntamento con PrimaFestival ha offerto il primo assaggio concreto delle scelte che vedremo sfilare sul palco. La passerella allestita in via Matteotti è diventata così un laboratorio a cielo aperto di mode e tendenze, dove le conferme si mescolano ai colpi di scena. Fedez, ad esempio, ha voltato pagina rispetto al passato, abbandonando Versace per la linearità essenziale di Jil Sander, un segnale forse di una ricerca stilistica più minimal e matura -8. Mara Sattei, al contrario, si è affidata alla cifra teatrale e sartoriale di Vivienne Westwood, trasformandosi in una sorta di “drama queen” contemporanea, mentre Michele Bravi ha debuttato con la prima creazione firmata Antonio Marras realizzata appositamente per lui, un connubio che promete scintille anche nelle serate successive -8.

C’è poi chi, come Patty Pravo, affida la propria immagine a un rapporto fiduciario e personale, quello con lo stylist Simone Folco, da cui sono nati abiti descritti come “luccicanti” e niente affatto casuali, quasi fossero il risultato di un’ispirazione onirica -3. E se Tommaso Paradiso si affida alla rassicurante semplicità di Emporio Armani e Francesco Renga alla classica eleganza di Canali, la sensazione è che quest’anno la moda sanremese giochi su più tavoli contemporaneamente. Da un lato c’è la ricerca di un’identità forte e personale, dall’altro la necessità di non sfigurare in una settimana che, complice la sovrapposizione con le sfilate milanesi, vedrà gli addetti ai lavori sdoppiarsi tra le poltrone dell’Ariston e le prime file delle fashion week -3.

La scommessa della sovrapposizione, brand e stylist alla prova del nove

La concomitanza tra il Festival e la Milano Fashion Week rappresenta, volenti o nolenti, un banco di prova inedito per l’intero sistema. Se Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, prova a gettare acqua sul fuoco parlando di due eventi “complementari” che amplificano la visibilità del Made in Italy, la realtà per stylist e addetti lavori è fatta di agende fittissime e scelte logistiche complesse -3. Molti brand hanno spostato gli show alle 19 per non competere con l’ascolto del Festival, una mossa che dimostra quanto la kermesse canora, forte dei suoi 13 milioni di spettatori medi, sia ormai considerata una cassa di risonanza ineludibile, un vero e proprio kick-off delle passerelle milanesi -3. E mentre Susanna Ausoni, stylist di Tommaso Paradiso, lamenta la difficoltà di fare da ponte tra i suoi artisti e le case di moda in una settimana così congestionata, Rebecca Baglini ribadisce la volontà di lavorare per dare il giusto contributo ai brand che sfilano a Milano, quasi a suggellare un patto di mutua promozione tra i due eventi -3.

Non mancano, infine, le piccole sorprese e le conferme che filtrano dalle dichiarazioni e dagli anteprima. L’edizione 2026 vedrà anche il debutto di giovani artisti come Eddie Brock, che duetterà con Fabrizio Moro, vestito da Luigi Bianchi Sartoria -3. E la curiosità rimane alta per quello che accadrà sul palco quando Achille Lauro, ormai presenza fissa e glamour, tornerà a calcare l’Ariston, forte della sua fama di sperimentatore seriale di look, spesso firmati Dolce & Gabbana ma mai scontati -3-9. D’altronde, a Sanremo, la musica è solo una parte della storia; l’altra, fatta di tessuti, silhouette e dettagli sartoriali, è già cominciata e promette di tenere banco per l’intera settimana.

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