Il Sud alza la voce: Napoli chiede le Olimpiadi del 2036 e sfida il triangolo del Nord
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Redazione Sport
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Dopo il grande successo dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 – evento che ha riacceso i riflettori mondiali sull’Italia e che ha dimostrato, come pochi altri avevano saputo fare prima, la straordinaria capacità organizzativa del nostro paese – l’attenzione si è rapidamente spostata sul prossimo obiettivo: l’assegnazione dei Giochi Olimpici estivi. E mentre il Nord-Ovest, forte dell’asse politicamente bipartisan tra Milano, Torino e Genova (con le rispettive regioni Lombardia, Piemonte e Liguria a fare da traino), sembrava aver preso un deciso vantaggio nella corsa verso la candidatura per il 2036 (o, in subordine, per il 2040), dal Sud arriva un contrattempo che promette di infiammare la competizione interna. A muoversi, in questo scacchiere, è Napoli: i consiglieri comunali del Partito Democratico hanno formalmente chiesto al sindaco Gaetano Manfredi – che è anche, e non è un dettaglio marginale, presidente dell’Anci – di candidare ufficialmente la città partenopea come sede dell’appuntamento olimpico tra undici anni.
La mossa del Pd e le ambizioni di un’intera regione
La richiesta, che arriva direttamente dai banchi dell’assise cittadina, non è una semplice dichiarazione d’intenti ma un atto formale che mira a innescare un percorso istituzionale ben preciso. I consiglieri dem, in una nota, hanno sottolineato come Napoli non possa restare a guardare mentre il Nord costruisce quello che molti hanno già ribattezzato il “triangolo olimpico”. “Dopo il grande successo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina – si legge nel documento – in tutta Italia si è ritrovata un'enorme attenzione verso l'opportunità di organizzare un evento di questa portata”, e aggiungono: “Noi crediamo che Napoli, anche insieme a Roma o ad altre realtà del centro-sud, non sia affatto da meno”.
La proposta, insomma, non vuole essere solo una competizione campanilistica, ma punta a capitalizzare una fase di profonda trasformazione che la città sta vivendo. Gli stessi consiglieri hanno infatti ricordato i recenti successi sportivi e organizzativi del capoluogo campano: dall’assegnazione del Titolo di Capitale Europea dello Sport per l’anno in corso, al passaggio del Giro d’Italia (che si ripete ormai da cinque edizioni), fino all’organizzazione dell’America’s Cup del 2027, evento di portata globale che rappresenta un banco di prova concreto per la macchina organizzativa cittadina. A questi si aggiungono gli interventi infrastrutturali già programmati, in primis quelli relativi allo stadio Diego Armando Maradona e al sistema della mobilità urbana, che i consiglieri dem considerano “una base concreta su cui costruire una candidatura olimpica appetibile e sostenibile”.
L’ombra del “nodo Maradona” e le perplessità del governo
Non tutte le ciambelle, tuttavia, riescono con il buco. Se da un lato l’entusiasmo partenopeo è palpabile, dall’altro emergono criticità oggettive che rischiano di complicare (e non poco) la fattibilità del progetto. Il primo, e forse più spinoso, ostacolo riguarda proprio il principale impianto sportivo cittadino: lo stadio Maradona. Come riportato da diverse fonti di stampa, il progetto di riqualificazione che la città ha in cantiere per il “tempio” del calcio napoletano prevede l’eliminazione della pista di atletica leggera. Una scelta, questa, che appare in totale controtendenza rispetto alle esigenze di unaspeculare Olimpiade estiva, dove la presenza di un impianto per l’atletica omologato e conforme agli standard del Comitato Olimpico Internazionale è assolutamente vincolante.
Non è un caso, quindi, che dalle file del governo Meloni (e in particolare da chi segue da vicino il dossier sportivo) siano arrivate alcune voci di scetticismo. “Come si fa con il progetto del Maradona che prevede l’eliminazione della pista di atletica?”, è la domanda che circola in ambienti governativi, preoccupati da una possibile incompatibilità di fondo. C’è poi un altro elemento temporale da considerare: Napoli è attualmente in corsa anche per ospitare alcune partite degli Europei di calcio del 2032, manifestazione per la quale il ministro dello Sport Andrea Abodi ha sollecitato tempi rapidissimi per la presentazione dei progetti definitivi. Una sovrapposizione di impegni che, se mal gestita, potrebbe trasformarsi più in un ostacolo che in una rampa di lancio.
L’asse del Nord e le reazioni politiche da Torino
Mentre a Napoli si discute su come superare l’impasse dello stadio, al Nord il progetto del triumvirato procede spedito, forte anche della benedizione del mondo politico e sportivo. L’alleanza tra Milano, Torino e Genova – città che, non dimentichiamolo, sono state accomunate in passato da una storica rivalità industriale e sportiva – sembra aver trovato una sintesi perfetta sull’obiettivo da perseguire. “Torino da sola non reggerebbe”, è stato il mantra ripetuto nei salotti buoni piemontesi, a sottolineare come la condivisione degli oneri (e dei costi) sia l’unica strada percorribile per reggere il confronto con le superpotenze internazionali.
Le reazioni politiche, a Torino, non si sono fatte attendere. Se il Movimento 5 Stelle ha ribadito la propria linea storica, chiedendo dati trasparenti, un azzeramento del consumo di suolo e un modello basato esclusivamente sulla sostenibilità economica e ambientale, il Partito Democratico torinese ha invece accolto la proposta con favore. Per i dem del capoluogo piemontese, il progetto congiunto è “intelligente” e, a loro dire, l’esperienza non manca: basta guardare al successo (e al braciere più alto della storia, quello disegnato da Pininfarina per Torino 2006) di vent’anni fa. L’entusiasmo, insomma, sembra essere contagioso: il triumvirato del Nord si prepara a lavorare insieme, mentre la Capitale – conterranea e rivale – osserva e valuta le prossime mosse.
Il ruolo del Coni e l’effetto domino dopo Milano-Cortina
In questo quadro di candidature multiple e spesso concorrenti, il ruolo di regia spetta al Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, intervenuto recentemente all’evento ‘Il Foglio’ a San Siro, ha commentato la possibile candidatura del Nord-Ovest senza nascondere un certo ottimismo. “Non bisogna perdere questo entusiasmo nazionale, questa visibilità internazionale, per riproporci come Italia”, ha dichiarato Buonfiglio, forte proprio del successo mediatico e organizzativo dei recenti Giochi invernali. La sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che l’Italia abbia ritrovato una credibilità internazionale nel campo dei mega-eventi che non si vedeva dai tempi delle Olimpiadi invernali del 2006 o dei Mondiali di calcio del 1990.
E proprio sulla scia di questo slancio, il presidente del Coni ha ricordato come l’Italia abbia pianificato una serie di manifestazioni internazionali, dimostrando sul campo di essere “capaci di organizzare grandi eventi”. Resta ora da capire quale sarà il destino della candidazione di Napoli: se si trasformerà in una seria antagonista dell’asse del Nord, se cercherà un’inedita sinergia con Roma (altra piazza storicamente interessata ai Giochi) o se rimarrà una suggestione destinata a scontrarsi con i conti e le burocrazie. Di certo, la partita per il 2036 è appena iniziata e non sarà a senso unico.




