Iran, calo dei missili verso Israele mentre gli Usa schierano la portaerei Ford e il "Gorilla" del Pentagono preme per l'attacco
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Redazione Esteri
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Mentre il regime iraniano vacilla sotto i colpi dell’offensiva israeliana, la risposta di Teheran si è rivelata meno incisiva del previsto. L’Home Command Front dell’IDF, dopo gli attacchi degli ultimi giorni, ha allentato le restrizioni, permettendo la ripresa delle attività lavorative e autorizzando raduni di piccole dimensioni. Un segnale che la pressione militare su Israele si è attenuata, anche perché i caccia israeliani hanno distrutto circa la metà dei lanciatori iraniani e centinaia di missili balistici, riducendo drasticamente la capacità offensiva dell’Iran.
Dietro le quinte del conflitto, però, si muove una figura chiave: il generale Erik Kurilla, comandante del CENTCOM, soprannominato "il Gorilla" per la sua strategia ferrea e il peso politico crescente. Kurilla, che gode di un accesso privilegiato alla Casa Bianca, ha ottenuto risorse militari in tempi record, orientando l’azione statunitense verso una linea sempre più dura. La sua influenza è tale che, secondo fonti vicine al Pentagono, ha presentato a Donald Trump diverse opzioni per un intervento militare diretto contro l’Iran.
Trump, che ascolta e rispetta il generale, sembra incline a valutare l’ipotesi di un attacco, soprattutto di fronte alla mancata disponibilità iraniana a trattative che il presidente definirebbe una "resa". Se la decisione verrà presa, sarà proprio Kurilla a guidare le operazioni, forte anche dello schieramento della portaerei Ford nel Mediterraneo orientale. Il generale, falco interventista e vicinissimo a Israele, ha visto approvate quasi tutte le sue richieste nonostante le perplessità di alcuni alti ufficiali, come il capo di stato maggiore aggiunto Dan Caine.




