Israele vieta a Pizzaballa l’ingresso al Santo Sepolcro, Meloni parla di “offesa ai credenti”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La polizia israeliana, con un gesto che non trovava riscontro da secoli, ha bloccato questa mattina l’accesso del cardinale Pierbattista Pizzaballa – patriarca latino di Gerusalemme – e di monsignor Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, alla basilica del Santo Sepolcro. I due prelati, come si legge in una nota congiunta diffusa dal Patriarcato e dalla Custodia di Terra Santa, si stavano recando privatamente al luogo di culto per celebrare la messa della Domenica delle Palme, un rito che tradizionalmente apre la Settimana Santa. Invece, lungo il percorso, sono stati fermati e costretti a fare marcia indietro. Un’interdizione che le stesse fonti ecclesiastiche hanno definito “grave e irragionevole”, sottolineando come non si ricordi un episodio analogo nel corso dei secoli.

Un precedente che rompe un legame nato l’8 ottobre 2023

Quello che è accaduto non è un semplice incidente diplomatico, bensì il tranciare di netto quella connessione speciale che si era saldata l’8 ottobre del 2023, all’indomani dell’attacco di Hamas. All’epoca, proprio Pizzaballa si era offerto come mediatore per la sorte degli ostaggi israeliani, un gesto che aveva creato un’intesa inedita – per quanto fragile – tra la Chiesa di Roma e il governo di Tel Aviv. Ora, quell’intesa è stata polverizzata da una decisione della polizia israeliana che, va ricordato, opera sotto l’egida dell’esecutivo di Benjamin Netanyahu. Il divieto di accesso al Santo Sepolcro, dove secondo la tradizione cristiana fu sepolto Gesù, colpisce dunque non solo due alti prelati ma l’intera diplomazia vaticana in Medio Oriente.

La reazione di Meloni: parole pesanti e una politica estera in frantumi

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha parlato di “enorme offesa ai credenti”. Una frase, quest’ultima, che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: il governo italiano prende le distanze da un atto ritenuto inaccettabile. Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia che brucia ancor di più. La stessa premier, fin dall’insediamento, aveva costruito una linea estera tetragona, fondata su un’alleanza inossidabile con gli Stati Uniti – dove Trump è di nuovo presidente – e con Israele. Ecco, quella linea ora appare travolta dalle macerie di una considerazione finale: nessun legame privilegiato, nessuna “amicizia speciale” ha impedito alla polizia israeliana di umiliare la gerarchia cattolica nel luogo più simbolico della cristianità. Le parole della Meloni, per quanto dure, testimoniano una retromarcia obbligata, quasi dolorosa, perché mettono in luce l’impossibilità di conciliare la fedeltà all’alleato con la difesa di un principio elementare, quello della libertà di culto.

L’assenza della messa e il silenzio delle istituzioni israeliane

Nessuna messa della Domenica delle Palme è stata dunque celebrata nella basilica del Santo Sepolcro alla presenza dei vertici della Chiesa locale. Un fatto, quest’ultimo, che getta un’ombra ancora più scura su una Settimana Santa già segnata dalla guerra: i combattimenti a Gaza e le tensioni in Cisgiordania rendono ogni anno più difficile l’accesso dei fedeli ai luoghi santi. Ma qui non si trattava di un fedele qualunque, bensì del patriarca latino, la massima autorità cattolica in Terra Santa. Da parte israeliana, al momento della redazione di questa cronaca, non è arrivata alcuna spiegazione ufficiale sul motivo del blocco. Il Patriarcato, nella sua nota, parla di “prima volta da secoli” e denuncia una misura che non ha alcuna giustificazione razionale. Intanto, il Vaticano segue la vicenda con attenzione, mentre i fedeli che si erano radunati nei pressi della basilica hanno assistito increduli a una scena che rischia di allargare il solco tra il mondo cristiano e lo Stato ebraico.

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