Leone XIV a sorpresa sceglie Monaco per il primo viaggio: visita lampo tra lusso, fede e polemiche
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Redazione Esteri
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Che il primo vero viaggio “scelto” da Leone XIV (perché la trasferta in Libano e Turchia di fine 2025, quella sì, l’aveva ereditata dal suo predecessore) dovesse essere una sorta di biglietto da visita del suo pontificato era chiaro a molti in Vaticano. Meno chiaro, anzi, sorprendente per non dire destabilizzante per alcuni ambienti della Curia, è stato il verdetto: non la Madrid delle folle oceaniche, non la periferia africana dei poveri, ma il Principato di Monaco. Una scelta, questa, destinata a rimanere per molti versi avvolta nel mistero nonostante le dichiarazioni ufficiali, visto che nemmeno il Principe Alberto, il quale aveva formulato l’invito formale durante l’udienza del 17 gennaio scorso, si aspettava probabilmente un assenso così rapido e deciso.
A meno di ventiquattr’ore dalla partenza – sabato 28 marzo, vigilia della Settimana Santa – ciò che colpisce, nell’organizzazione di questo viaggio blitz, è la cura maniacale dei dettagli logistici, che la Sala Stampa vaticana ha sciorinato nel bollettino di inizio marzo. Il Papa utilizzerà l’elicottero, una soluzione che accorcia i tempi (appena due ore di volo per coprire i 457 chilometri) ma che, soprattutto, gli permette di evitare il passaggio dalla Francia, visto che l’aeroporto internazionale più vicino a Montecarlo si trova a Nizza. Una scelta non banale, che sottolinea una certa autonomia logistica. La permanenza sarà fulminea, meno di nove ore, scandite da quattro appuntamenti chiave: l’incontro privato con i principi Alberto e Charlène nel Palazzo dei Principi, la messa nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione, l’incontro con i giovani e i catecumeni nella chiesa di Sainte-Dévote e infine la celebrazione eucaristica conclusiva allo stadio Louis II, dove il Monaco gioca le sue partite di Ligue 1.
Proprio lo stadio, simbolo dello sport e di un certo stile di vita mediterraneo, farà da sfondo alla prima grande omelia di Leone XIV in terra europea. Il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, nel presentare il viaggio ai giornalisti lo ha definito “un’occasione per dire una prima parola all’Europa”, proveniente “da un Paese piccolo che può avere un orizzonte largo”. Questa retorica dell’orizzonte largo, però, stride con i commenti filtrati nei giorni scorsi da ambienti vaticani: non pochi alti prelati, abituati alla diplomazia "periferica" di Francesco, avrebbero visto con sospetto questa scelta, giudicandola una rottura con il passato e mostrandosi poco convinti da un viaggio in uno degli Stati più ricchi d’Europa, paradiso fiscale e residenza di supermiliardari.
Il paradosso monegasco: tra casinò e povertà nascoste
A gettare una luce diversa su quella che per molti è solo la patina del lusso e del gioco d’azzardo – uno dei casinò più celebri al mondo si trova lì – è l’arcivescovo di Monaco, monsignor Dominique-Marie David. In una lunga intervista rilasciata ai media vaticani nelle scorse ore, monsignor David ha voluto scalfire l’immagine stereotipata del Principato, descrivendolo come un luogo dove il benessere apparente finisce spesso per scontrarsi con “solitudini” profonde e con una diffusa “crisi del senso della vita”. È in questo spazio, fatto di fragilità nascoste e di domande esistenziali inespresse, che il vescovo locale colloca il senso della visita del Papa.
Monaco, dopotutto, è il secondo Stato più piccolo del mondo ma ospita quasi centocinquanta nazionalità diverse: una sorta di laboratorio planetario in scala ridotta, dove il cattolicesimo è religione di Stato (un dato sancito dalla Costituzione) ma dove convivono povertà materiali – come quelle di chi lavora nel Principato senza potervi risiedere – e povertà spirituali, forse ancora più insidiose. “Quando si dispone di un certo benessere e non si hanno grandi preoccupazioni materiali, emergono altre domande”, ha spiegato l’arcivescovo, “quale significato dare alla propria esistenza?”.
Sono queste le “povertà nascoste” che l’arcivescovo David ha chiesto a Leone XIV di aiutare a riconoscere, quasi come un antidoto alla ricchezza ostentata. Il motto scelto per la visita, “Je suis le Chemin, la Verité et la Vie” – tratto dal Vangelo di Giovanni – sembra voler rimarcare proprio questa esigenza di ritorno all’essenziale, di superamento delle apparenze. Il Papa, insomma, non viene a benedire lo yacht club o il casinò, ma a cercare quella “pecorella smarrita” – per usare un’immagine cara all’arcivescovo – che forse si perde più facilmente nel labirinto dell’agiatezza che in quello della miseria.




