L'omicidio di Raffaele Marianella, i pm cercano altri sei ultras con i test del Dna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'inchiesta sull'agguato al pullman dei tifosi del Pistoia Basket, che ha causato la morte dell'autista Raffaele Marianella, colpito in pieno volto da un sasso mentre era alla guida, si arricchisce di nuovi sviluppi investigativi che puntano a individuare ulteriori responsabilità. Il pm Lorenzo Francia, coordinando le indagini, ha disposto l'esecuzione di test del Dna su almeno altri sei tifosi della Sebastiani Basket Rieti, i quali, benché non ancora arrestati, erano parte del gruppo coinvolto nell'assalto. Questa mossa, che segue le frasi choc attribuite a due degli ultras già in carcere – come “Li abbiamo massacrati!” e “Forse dovevo mirare più in basso” –, mira a chiarire nel dettaglio il coinvolgimento di ciascuno in un episodio di violenza che ha travalicato i consueti confini della rissa da stadio.

Le dichiarazioni che aggravano la posizione degli indagati

Le indagini, che si basano su una Corposa mole di elementi probatori tra cui riprese video e testimonianze, devono fare i conti con le esternazioni rese da Alessandro Barberini e Manuel Fortuna, le cui parole, secondo gli investigatori, non soltanto confermerebbero l'intenzionalità dell'atto ma ne sottolineerebbero la ferocia premeditata. Queste dichiarazioni, unitamente alla dinamica dell'azione compiuta lungo la Superstrada Rieti-Terni, dove il mezzo è stato preso di mira con lanci di pietre, hanno spinto la procura a considerare il reato sotto la luce dell'omicidio volontario, un'accusa gravissima che va ben al di là delle contese tra tifoserie.

Il contesto delle misure preventive e la reazione politica

Parallelamente al procedimento penale, l'autorità di pubblica sicurezza ha agito sul piano amministrativo, con il questore Pasquale Fiocco che ha notificato un Daspo – della durata di cinque anni per otto persone e di otto per un nono, recidivo – a carico di diversi appartenenti al gruppo ultras. In un altro ambito, quello politico-istituzionale, le conseguenze dell'episodio hanno generato un acceso dibattito, culminato in una petizione online promossa da Maurizio Perelli che ne chiede le dimissioni della consigliera comunale Angela Di Marco, la quale, in un post su Facebook ripreso da testate locali, aveva espresso concetti ritenuti da molti inopportuni e lesivi della memoria della vittima.

Il dramma umano delle famiglie coinvolte

Dalla parte dei fermati, il racconto umano assume toni di profonda lacerazione, come nel caso di Annalisa Donati, madre di uno dei tre giovani arrestati, la quale, pur affermando la propria fiducia nel sistema giudiziario e dichiarando che suo figlio "se ha sbagliato deve pagare", fatica ad accettare il peso di un'accusa tanto severa. Queste voci, seppur marginali rispetto all'iter processuale, dipingono il quadro complesso di una tragedia che ha distrutto una vita e segnato per sempre molte altre, all'interno di una spirale di violenza le cui radici appaiono sempre più profonde e difficili da estirpare.

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