La morte di Elena Scanu a Brenna, una polmonite bilaterale fulminante e quel consulto dal medico di base frainteso

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La notizia ha scosso il piccolo centro comasco di Brenna, dove Elena Scanu, 49enne parrucchiera di origini sarde, era conosciuta e stimata non solo per la sua professione ma anche per un approccio olistico al benessere che l’aveva resa un punto di riferimento. La donna è deceduta giovedì scorso presso l’ospedale Fatebenefratelli di Erba, dove era stata ricoverata d’urgenza a causa di una polmonite bilaterale acuta, rivelatasi poi fatale nonostante i tentativi dei sanitari di stabilizzarla nel reparto di terapia intensiva. La vicenda, ricostruita anche dalle dichiarazioni del compagno Stefano Romersa, getta luce sugli ultimi, drammatici giorni di una lotta contro il tempo e contro un male subdolo, inizialmente scambiato per un banale mal di stagione.

Il decorso della malattia è stato rapidissimo, con i primi sintomi che risalgono alla metà di febbraio, quando Elena Scanu cominciò ad accusare tosse e mal di gola. Dopo tre giorni di persistente malessere, la decisione di rivolgersi al proprio medico di base, il quale, ipotizzando una faringite se non addirittura una lieve bronchite, aveva ritenuto sufficiente prescrivere una terapia a base di antinfiammatori. Quel che all’apparenza sembrava un quadro clinico di routine nascondeva però una realtà ben più preoccupante: una polmonite bilaterale, ovvero un’infezione che colpisce entrambi i polmoni, che proprio nelle sue fasi iniziali può manifestarsi con sintomi subdoli e facilmente confondibili con quelli di infezioni delle alte vie respiratorie. Fu solo in seguito, quando le condizioni della quarantanovenne si sono aggravate improvvisamente, che ci si è recati al pronto soccorso dell’ospedale di Erba, dove gli esami strumentali hanno infine posto la corretta diagnosi. Era ormai troppo tardi, e nel giro di due settimane dal primo malessere, il quadro clinico è precipitato inesorabilmente.

Le ultime ore e il racconto del compagno: un addio silenzioso prima del turno di lavoro

A rendere ancora più toccante la narrazione di questi fatti è la testimonianza di Stefano Romersa, il compagno della donna, che ha voluto condividere il dolore e lo sconcerto per quanto accaduto. Romersa ha raccontato gli istanti precedenti l’ultimo, fatale peggioramento: un saluto frettoloso, una promessa fatta alla propria compagna. “Abbiamo bevuto un tè alle 4.30, poi le ho dato un bacio e sono andato a lavoro”, ha dichiarato, aggiungendo di averle detto che se al suo rientro le sue condizioni non fossero migliorate, l’avrebbe portata in ospedale. Quella tazza di tè consumata nell’intimità della loro casa è stato l’ultimo momento di quotidianità condiviso. Al ritorno dal lavoro, per Stefano Romersa, c’era già il baratro della tragedia, con la donna ricoverata in condizioni critiche. Il racconto lascia emergere, senza bisogno di commenti, il senso di impotenza di chi ha visto la propria vita spezzata in poche ore, scandite da un turno di lavoro e da una promessa non mantenuta non per negligenza, ma per la velocità inaudita con cui la patologia ha agito.

Una diagnosi complessa e il decorso inarrestabile della polmonite bilaterale

La polmonite bilaterale, nella sua forma acuta e fulminante, è una patologia che può rendersi particolarmente insidiosa quando si manifesta con segni iniziali atipici. Come emerso dalle ricostruzioni, il medico curante aveva inizialmente interpretato i sintomi come riconducibili a una faringite, tanto che si era parlato, in fase di prima diagnosi domiciliare, anche di un possibile legame tra i valori bassi riscontrati e l’uso di smalti per unghie da parte della donna, un dettaglio che se confermato potrebbe aver ulteriormente deviato l’attenzione dalla reale gravità del quadro infettivo in atto. L’infezione, probabilmente di origine batterica o virale, ha intanto continuato a proliferare silenziosamente negli alveoli polmonari, riempiendoli di liquido e compromettendo in modo irreversibile la capacità respiratoria. La differenza tra una bronchite, che interessa i bronchi, e una polmonite che colpisce il parenchima polmonare è sostanziale, e in questo caso il confine è stato valicato senza che nessuno, fino all’ultimo, potesse opporvisi con le cure appropriate.

L’ombra di un errore diagnostico e l’inchiesta che attende risposte

La vicenda di Elena Scanu getta ora un’ombra lunga sul percorso sanitario che ha preceduto il ricovero. La domanda che aleggia sulla comunità di Brenna e sulla provincia di Como è se una diagnosi precoce, magari sollecitata da esami strumentali come una radiografia del torace già nei primi giorni di febbre e tosse, avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. La differenza tra una faringite curata con antinfiammatori e una polmonite bilaterale che necessita di un ricovero immediato e di una terapia antibiotica mirata per via endovenosa è abissale. Sebbene le autorità sanitarie non abbiano ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito a eventuali responsabilità, è probabile che la magistratura voglia vederci chiaro su quanto accaduto, acquisendo la documentazione clinica e ascoltando i sanitari coinvolti per stabilire se vi siano stati ritardi imputabili a una valutazione superficiale dei sintomi. La morte di una donna di soli 49 anni, attiva e benvoluta, lascia un vuoto incolmabile in chi le voleva bene e solleva interrogativi amari sulla sottile linea che separa la routine ambulatoriale da un’emergenza silenziosa e mortale.

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