Ingredienti per la vita trovati nell'asteroide Bennu, la missione Osiris-Rex rivoluziona le ipotesi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La capsula atterrò nel deserto dello Utah oltre due anni fa, ma il suo carico, racchiuso in un contenitore sigillato sotto un flusso di azoto per evitarne la contaminazione, continua a dispensare scoperte in grado di ribaltare consolidati assunti scientifici. I campioni di regolite prelevati dalla superficie dell'asteroide Bennu e riportati a Terra dalla sonda OSIRIS-REx della NASA, infatti, hanno rivelato una composizione chimica inaspettata e ricchissima, tanto da suggerire agli studiosi che tutti i mattoni necessari alla vita fossero già presenti in quell'antichissimo Corpo celeste. Le analisi, condotte con estrema meticolosità per preservare l'integrità del materiale extraterrestre, hanno portato alla luce elementi che vanno ben oltre le attese, disegnando un quadro complesso delle prime fasi del Sistema Solare.
Zuccheri e una sostanza "gommosa": i mattoni primordiali
Tra i ritrovamenti più significativi, pubblicati su riviste del calibro di Nature Geoscience e Nature Astronomy, spicca l'identificazione di molecole organiche fondamentali come il ribosio, che è un componente essenziale dell'RNA, e il glucosio, una fonte primaria di energia per i processi biologici. La loro presenza in un contesto extraterrestre e così antico – Bennu è considerato una sorta di "fossile" risalente alla nascita del nostro sistema planetario – offre una prova concreta del fatto che alcuni precursori chimici della vita possano essersi formati nello spazio, per essere poi trasportati su pianeti come la Terra attraverso il bombardamento di asteroidi e comete. Accanto a questi zuccheri bio-essenziali, gli scienziati si sono imbattuti in una sostanza insolita, descritta come una sorta di materiale "gommoso", mai osservato prima in altre meteoriti o campioni di rocce spaziali, la cui natura e composizione stanno ancora essere approfondite.
La polvere delle stelle esplose custodita nella roccia
Oltre a gettare luce sull'origine della vita, i grani di Bennu custodiscono una storia ancora più remota, che precede la formazione dello stesso asteroide. Le analisi, condotte con tecniche di spettrometria di massa di ultima generazione, hanno infatti rilevato un'abbondanza sorprendente di particolari grani di polvere, identificati come frammenti derivanti dall'esplosione di stelle morenti, le supernovae. Si tratta, in sostanza, di minuscole inclusioni di materiale stellare, inglobate nella matrice dell'asteroide durante la sua formazione, che raccontano di eventi cosmici violenti avvenuti prima che il Sole e i suoi pianeti prendessero forma. Questo aspetto, che conferma come Bennu sia un testimone eccezionale di processi avvenuti in epoche inimmaginabili, arricchisce notevolmente il valore scientifico del reperto.
Un archivio cosmico da decifrare
La missione, il cui scopo principale era proprio raccogliere e riportare materiale incontaminato per studi di laboratorio, ha dunque superato ogni più rosea aspettativa, fornendo alla comunità scientifica internazionale un archivio cosmico di inestimabile valore. Ciascun granello di polvere, ogni minima traccia chimica isolata nei frammenti neri e ricchi di carbonio, contribuisce a comporre un puzzle le cui tessere riguardano la nostra stessa esistenza. La scoperta dei precursori dell'RNA e di altre molecole organiche complesse su Bennu non offre una risposta definitiva, ma indica una strada precisa: molti degli ingredienti necessari ad innescare i processi biologici erano già disponibili nella nursery del Sistema Solare, pronti per essere distribuiti. Il lavoro di scrutinio sul campione, del quale è stata analizzata per ora solo una porzione, prosegue senza sosta, promettendo di riservare altre rivelazioni sulla storia più antica del nostro angolo di galassia.




