MotoGp, Di Giannantonio: “Devo lavorare sul time-attack, i fratelli Marquez favoriti”
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Redazione Sport
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Il venerdì di Jerez de la Frontera, quarto round del Motomondiale 2026, ha restituito un’immagine quanto mai concreta di Fabio Di Giannantonio, il quale – dopo aver conquistato la prima sessione di prove libere – ha chiuso al secondo posto le pre-qualifiche del Gran Premio di Spagna. Il pilota della Pertamina Enduro VR46, a dire il vero, ha accusato un distacco di 333 millesimi dalla Gresini di Alex Marquez, autore del miglior tempo in 1’35”704. Un gap, questo, che il romano ha analizzato con la consueta schiettezza, puntando il dito su un aspetto specifico del suo arsenale tecnico: l’attacco sul giro secco.
L’analisi del time-attack e il favoritismo dei Marquez
“Devo lavorare sul time-attack”, ha spiegato Di Giannantonio al termine delle sessioni, ammettendo senza fronzoli che proprio lì risiede il suo vero tallone d’Achille. Il problema, per lui, non è il passo o la gestione delle gomme in lunghe distanze, quanto piuttosto la capacità di strappare quel giro fulminante che fa la differenza in qualifica. E a proposito di candidati alla vittoria, il centauro ha indicato senza esitazione i due fratelli Marquez: “Sono loro i favoriti”, ha tagliato corto, riconoscendo il valore aggiunto che sia Marc che Alex portano in pista in questo avvio di campionato. Una dichiarazione che pesa come un macigno, se si considera che la Ducati – nonostante tre round iniziali dominati dall’Aprilia – continua a cercare la quadra con la sua GP26.
La condizione fisica e la piccola frattura dopo le cadute
Le dolorose tappe americane, va ricordato, hanno messo a dura prova il fisico di ‘Diggia’. Il pilota è stato protagonista di due cadute, una in Brasile e l’altra in Texas, e gli esami successivi hanno rivelato una piccola frattura. “Niente di grave”, ha comunque rassicurato lui stesso, mostrando quella capacità di incassare i colpi che contraddistingue i corridori di lungo corso. Nonostante il dolore, insomma, la condizione generale non gli ha impedito di essere il miglior Ducati nella classifica di campionato, un dato numerico che testimonia la sua continuità. Ma la vera partita, per lui, si gioca sulla messa a punto della Desmosedici.
L’assetto della Ducati: “Loro seguono Marquez, io vado all’opposto”
E qui emerge il nodo tecnico più spinoso. Di Giannantonio ha rivelato un contrasto di filosofie all’interno dello stesso parco Ducati: “La Ducati segue l’assetto di Marquez – ha dichiarato – mentre io vado all’opposto, altrimenti fatico”. Una frase incidentale che spiega molto del suo disagio, perché il romano non riesce ad adattarsi alla stessa impostazione che, a quanto pare, predilige il campione spagnolo. Lo stesso Francesco Bagnaia, del resto, sta incontrando difficoltà simili nel trovare la quadra perfetta per il proprio stile di guida. Per dirla con le sue parole, “la coperta è corta”: si è veloci sul giro secco, come dimostra il secondo tempo di giornata, ma per battere l’Aprilia – finora inarrivabile – occorre assolutamente partire davanti, sfruttando ogni minima risorsa della GP26.
L’importanza strategica del weekend di Jerez
A Jerez, in effetti, si gioca molto più di una semplice tappa. Sulla carta, il tracciato andaluso dovrebbe favorire le caratteristiche della Ducati più di quanto abbiano fatto i circuiti precedenti. Ma c’è anche un elemento aggiuntivo: lunedì prossimo è in programma un test cruciale, dove la fabbrica di Borgo Panigale porterà novità tecniche pensate proprio per colmare il gap accusato dalla rivale Aprilia RS-GP. Di Giannantonio, in questo frangente, si trova a dover conciliare due esigenze. Da un lato, cerca un assetto che non lo costringa a remare contro la corrente dominante. Dall’altro, sa che il tempo a disposizione è poco e che qualsiasi modifica al setup va verificata sul campo senza margini di errore. Le cadute alle spalle – con quella piccola frattura a ricordargli la fragilità del mestiere – non gli hanno tolto la velocità, ma hanno reso ancora più evidente la necessità di un punto di svolta.




