WhatsApp Plus, l’ombra di un abbonamento si allunga sulla messaggistica di Meta
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il panorama della messaggistica istantanea, e con esso le abitudini di miliardi di utenti sparsi in ogni angolo del pianeta, si trova a dover fare i conti con una possibilità che, fino a ieri, sembrava remota: l’introduzione di un piano a pagamento per quella che è, di fatto, l’applicazione di messaggistica piú utilizzata al mondo. Non si tratta, è bene chiarirlo subito per evitare facili allarmismi, di un dietrofront rispetto alla natura gratuita del servizio, bensí di una strategia piú articolata che Meta starebbe mettendo a punto in questo primo trimestre del 2026. Le indiscrezioni, rimbalzate da siti specializzati come WABetaInfo e riprese poi da testate di settore, parlano di un progetto in fase avanzata di sviluppo, tanto su dispositivi Android quanto su iOS, che prevede la creazione di un livello premium opzionale, battezzato con un nome che sa di ritorno al futuro: WhatsApp Plus.
L’idea di fondo, per come emerge dalle prime analisi dei codici delle versioni beta dell’applicazione, è quella di affiancare alla piattaforma gratuita che conosciamo una serie di funzionalità aggiuntive, riservate a chi sarà disposto a sottoscrivere un abbonamento, molto probabilmente a cadenza mensile. Una mossa, questa, che ricalca quanto già visto su altre piattaforme concorrenti, come Telegram, che da tempo ha introdotto un suo piano premium per sbloccare strumenti extra. La novità, per quanto attesa, segna un punto di svolta nella politica di monetizzazione di Meta per WhatsApp, un servizio che finora ha generato ricavi principalmente attraverso soluzioni dedicate al mondo business, come l’API per le aziende, lasciando gli utenti comuni del tutto estranei a logiche di pagamento diretto.
Personalizzazione spinta e gestione avanzata delle chat: le carte vincenti del nuovo piano
Cosa offrirà, dunque, questo WhatsApp Plus per convincere gli utenti a tirar fuori il portafoglio? A giudicare dalle prime informazioni, l’accento sarà posto principalmente su due direttrici: la personalizzazione dell’interfaccia e il potenziamento di alcune funzioni di gestione delle conversazioni. Pare che gli abbonati avranno la possibilità di modificare in maniera piú profonda l’aspetto dell’applicazione, potendo attingere a una gamma piú ampia di temi cromatici, a nuove combinazioni di colori di accento e, dettaglio non secondario, a una selezione di ben quattordici icone alternative per l’app stessa, quelle che campeggiano sulla schermata home dello smartphone. Un vezzo, se vogliamo, ma che risponde alla crescente domanda di utenti che desiderano rendere unica e riconoscibile l’estetica del proprio dispositivo.
Accanto a queste novità puramente estetiche, si profila un miglioramento concreto nella gestione del flusso comunicativo. Attualmente, chi utilizza WhatsApp può fissare in cima alla lista delle chat un massimo di tre conversazioni. Con l’abbonamento premium, questo limite salirebbe in maniera esponenziale, arrivando a venti chat pinnate. Una modifica che potrebbe rivelarsi particolarmente apprezzata da chi usa l’app anche per lavoro o deve tenere sotto controllo numerosi gruppi e contatti, senza dover ogni volta scorrere decine di conversazioni per ritrovare quella piú urgente. A queste si aggiungono poi voci riguardanti l’introduzione di pacchetti di sticker esclusivi e di suonerie dedicate, pensate per distinguere le chiamate in arrivo su WhatsApp da quelle di qualsiasi altra utility.
Tra sviluppo e ufficialità: il silenzio di Meta e le funzionalità in divenire
Va detto, con la dovuta cautela, che al momento non esiste alcuna comunicazione ufficiale da parte di Meta che confermi in via definitiva l’arrivo di WhatsApp Plus, né tantomeno che ne delinei i tempi di lancio o il costo. Le notizie che circolano in rete, per quanto convergenti e autorevoli considerata la fonte, si basano su ciò che gli esperti di reverse engineering riescono a scovare esplorando le versioni di prova dell’applicazione. È possibile, quindi, che alcune di queste funzionalità possano subire modifiche, slittare nel tempo o addirittura essere abbandonate prima di vedere la luce. Quel che sembra certo è la direzione intrapresa: l’app continuerà a essere fruibile gratuitamente in tutte le sue funzioni essenziali, dall’invio di messaggi alle chiamate vocali e video, dalla condivisione di file multimediali alla crittografia end-to-end.
L’eventuale introduzione di un abbonamento, lungi dal rappresentare una tassa sull’uso della messaggistica, si configurerebbe quindi come un’estensione a pagamento per una platea di utenti piú esigenti, desiderosi di strumenti aggiuntivi. Un paradosso della storia, verrebbe da pensare, se si considera che ai suoi albori, prima dell’acquisizione da parte di Meta, l’applicazione prevedeva un canone annuale di modesta entità, un modello poi abbandonato per favorire una crescita esponenziale della base utenti. Oggi, forte di miliardi di utilizzatori attivi, il colosso di Menlo Park sembra voler tornare sui suoi passi, seppur con una strategia piú sfumata e meno invasiva, provando a battere cassa senza intaccare il bacino d’utenza principale, in un tentativo di diversificare le proprie fonti di reddito in un mercato digitale in continua evoluzione.




