Svolta sulla morte del fondatore di Mango, Isak Andic: il figlio Jonathan indagato per omicidio
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Redazione Esteri
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Quella che, fino a pochi giorni fa, appariva come una tragica fatalità occorsa durante un'escursione familiare, ha assunto i contorni, assai più cupi, di un caso giudiziario. La morte di Isak Andic, l'imprenditore di origini turche che fondò l'impero della moda Mango, non sarebbe stata un incidente. A sostenere questa tesi, che ribalta completamente la ricostruzione iniziale, sono gli investigatori catalani, i quali, dopo aver riaperto un fascicolo archiviato troppo in fretta, hanno avviato formalmente un'indagine per omicidio. L'episodio, che ha privato il mondo della moda di una figura di spicco, risale allo scorso dicembre, quando Andic, mentre percorreva un sentiero a Collbató, nei pressi del massiccio di Montserrat, perse la vita precipitando in un burrone.
Le incongruenze emerse dalle indagini
Sebbene la dinamica iniziale non avesse destato particolari sospetti, portando a classificare il fatto come una disgrazia durante una gita in montagna, alcuni elementi, emersi successivamente e considerati incongruenti, hanno spinto gli inquirenti a un riesame approfondito dell'intera vicenda. Le attente analisi della scena del crimine, unitamente a una nuova valutazione della dinamica della caduta, hanno fatto emergere dei profili che mal si conciliano con la tesi dell'incidente fortuito. Proprio queste discrepanze, che le autorità non hanno voluto specificare nel dettaglio per non compromettere le indagini, costituiscono il fondamento della nuova, e ben più grave, ipotesi delittuosa.
La figura del testimone chiave
In un caso del genere, la cui verità sembra appesa al filo di circostanze poco chiare, l'attenzione si è naturalmente concentrata sull'unica persona presente al momento del fatale accadimento: il figlio della vittima, Jonathan Andic. Egli, che ha quarantaquattro anni, era l'accompagnatore del padre in quella che doveva essere una semplice escursione e che si è trasformata nell'ultimo viaggio per l'anziano fondatore dell'azienda. La sua posizione, di conseguenza, è inevitabilmente passata da quella di testimone privilegiato a quella di indagato, poiché i magistrati stanno cercando di capire se, e in che misura, le sue dichiarazioni siano compatibili con le evidenze tecniche raccolte.
Il silenzio delle parti in causa
Sulla vicenda, come è facile immaginare, cala un pesante silenzio da parte della famiglia e della stessa azienda Mango, le quali, comprensibilmente, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito allo sviluppo delle indagini. Il gruppo, che è uno dei pilastri del prêt-à-porter spagnolo, prosegue la sua attività cercando di scindere la triste vicenda privata dalla vita corporativa, mentre il procedimento giudiziario segue il suo corso. Le forze dell'ordine, dal canto loro, continuano a lavorare per accertare una verità che, qualunque essa sia, segnerà per sempre la storia di una delle dinastie imprenditoriali più conosciute della Spagna.




