Scoperte 15 false identità del boss Matteo Messina Denaro
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Redazione Interno
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Andrea Bonafede, Giuseppe Giglio, Vito Accardo, Gaspare Bono, Giuseppe Bono, Renzo Bono, Salvatore Bono: questi sono solo alcuni dei nomi falsi che Matteo Messina Denaro, durante la sua lunga latitanza, avrebbe utilizzato per sfuggire alle autorità. La Procura di Palermo, infatti, ha scoperto ben 15 identità false attribuite al capomafia, richiedendo agli ospedali Villa Sofia e Civico la documentazione sanitaria intestata a questi pazienti, ritenendo che le generalità possano essere state utilizzate dal boss.
Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno portato alla luce una rete di complici che avrebbero aiutato Messina Denaro durante la sua latitanza. Tra questi, un oculista di 69 anni, identificato come A.P., è indagato per favoreggiamento personale aggravato, avendo visitato il boss in almeno due occasioni. La scoperta delle false identità rappresenta un ulteriore tassello nell'inchiesta che mira a smantellare la rete di supporto di cui Messina Denaro ha goduto per anni.
La Procura ha chiesto agli ospedali di fornire tutta la documentazione sanitaria relativa ai 15 pazienti, sospettando che le generalità siano state utilizzate dal capomafia per ricevere cure mediche senza essere identificato. Questo stratagemma, se confermato, dimostrerebbe l'abilità di Messina Denaro nel creare una fitta rete di protezione attorno a sé, sfruttando complicità e connivenze all'interno del sistema sanitario.
Le indagini proseguono, con l'obiettivo di identificare tutti i complici e smantellare definitivamente la rete di supporto che ha permesso a Matteo Messina Denaro di rimanere latitante per così tanto tempo.




