Primo caso umano di influenza aviaria H5n5 negli Stati Uniti, anziano ricoverato in Washington
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Redazione Salute
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Le autorità sanitarie dello stato di Washington, in un comunicato diffuso venerdì, hanno confermato che un residente anziano, il quale presentava patologie pregresse, è risultato positivo a un ceppo di influenza aviaria mai identificato prima nell'uomo. Questo caso, il primo di infezione umana da virus aviario registrato negli Stati Uniti dal mese di febbraio, rappresenta al contempo la prima infezione umana nota causata specificamente dal ceppo H5N5, come hanno puntualizzato le autorità sanitarie sia statali che federali. L'uomo, la cui identità non è stata resa pubblica per tutelarne la privacy, versa attualmente in gravi condizioni ed è ricoverato in un ospedale, mentre gli epidemiologi stanno lavorando per tracciare l'origine del contagio, che si ritiene sia avvenuto attraverso il contatto con animali infetti.
Un ceppo virale differente dai precedenti
La particolarità di questo episodio, che lo distingue nettamente dalle infezioni umane precedenti, risiede proprio nella natura del virus contratto. Il ceppo H5N5, come ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco, non è del tutto nuovo in assoluto, poiché le sue tracce erano già emerse dal 2020 in diverse nazioni, sebbene il suo rilevamento fosse circoscritto al regno animale. La sua comparsa in un paziente umano, tuttavia, segna un punto di svolta e impone una vigilanza rafforzata, dimostrando come il panorama di questi virus, noti per la loro capacità di mutare e di compiere il cosiddetto "salto di specie", sia in costante evoluzione e richieda un monitoraggio continuo e attento.
Il contesto influenzale stagionale
Mentre l'attenzione della sanità pubblica si concentra su questo caso isolato di aviaria, l'influenza stagionale, quella che ogni anno colpisce la popolazione, sta già mostrando un andamento particolarmente vivace. Secondo le rilevazioni fornite dal virologo Pregliasco, che è anche direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it, l'epidemia influenzale è partita "col botto", avendo già colpito circa 1,7 milioni di persone. Il virologo, il cui punto di vista offre una panoramica sullo stato delle infezioni respiratorie, ha sottolineato come sull'andamento dell'epidemia, la cui curva non ha ancora raggiunto il suo apice, inciderà in maniera significativa l'andamento meteorologico dei prossimi mesi.
L'attesa per il picco epidemico
Il picco dei contagi, quello che tradizionalmente segna il momento di massima pressione sui sistemi sanitari, non si è ancora materializzato, ma le previsioni degli esperti indicano che la sua arrivata è attesa per la fine dell'anno in corso. Pregliasco, nel commentare i dati che confermano una "partenza alla grande" per il virus stagionale, ha anche paragonato l'aggressività di questo ceppo a quella della stagione precedente, definendolo "tosto" quanto il suo predecessore. Questo parallelismo serve a delineare un quadro in cui la circolazione virale, tra influenze comuni e casi sporadici di zoonosi, rimane un tema di centrale importanza per la salute pubblica.




