Wierer e Vittozzi, il biathlon italiano s'illumina nel buio inverno alpino
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Redazione Sport
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Lo spettacolo offerto dalle piste innevate di Le Grand Bornand, storicamente non proprio un terreno benigno per le atlete azzurre, ha assunto i contorni di una chiara dichiarazione d’intenti. In quella che rappresenta una tappa cruciale del circuito mondiale, la terza, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi hanno scolpito le proprie ambizioni con due prestazioni di assoluto rigore, finendo a ridosso del podio e infondendo nuovo slancio alla loro corsa verso la sfera di cristallo generale. A vincere, in un contesto tecnico di elevatissimo spessore, è stata la svedese Hanna Oeberg, capace di precedere la francese Lou Jeanmonnot, ma il fulcro della giornata è stato altrove, concentrandosi su quella doppia prova italiana che ha saputo coniugare freddezza e classe.
La perfezione al poligono come cifra distintiva
L’elemento che maggiormente balza all’occhio, analizzando le due gare, risiede nella cristallina impeccabilità dimostrata da entrambe nella fase di tiro. In un’attività dove il margine d’errore è ridottissimo, sia Wierer che Vittozzi hanno chiuso i loro dieci bersagli senza concedere nulla alla sorte, trasformando il poligono nella solida piattaforma di lancio per la loro rimonta. Una condizione, questa, che assume un significato particolare per la biathleta di Sappada, la quale, dopo un rientro in cui ha ammesso di aver avuto “bisogno di qualche gara per sciogliersi”, sembra aver ritrovato quella sincronia tra sci e fucile che la contraddistingue ai livelli più alti. Sebbene, come lei stessa ha notato, i tempi di sciata non siano stati i suoi migliori, il quattordicesimo parziale, la sicurezza dimostrata in piede e a terra è stato un segnale di straordinario valore.
La continuità di Wierer e il passo verso la classifica generale
Per Dorothea Wierer, già due volte vincitrice della Coppa del Mondo, il terzo posto francese non è un episodio isolato ma l’ultimo, lucido tassello di un avvio di stagione di grande consistenza. Questo rappresenta, non a caso, il suo quarto podio stagionale, un dato che la colloca saldamente tra le protagoniste della lotta per il trofeo più ambito. A conferma di una forma brillante e di un lavoro meticoloso, la stessa atleta ha sottolineato di aver limato molti dettagli, un’operazione di fine sintonizzazione che le permette di competere al massimo livello. Le sue parole, rilasciate a caldo dopo la gara, tradiscono una consapevolezza matura: “Non mi aspettavo questa continuità ad alto livello”, ha ammesso, scherzando poi sull’ipotesi di una longevità agonistica paragonabile a quella di atlete come la sciatrice Lindsey Vonn, da lei considerata improbabile per i propri standard.
Un dualismo azzurro che ridisegna le prospettive
La doppia prestazione di rilievo, oltre a regalare emozioni ai quasi diecimila spettatori presenti sulle pedicine francesi, delinea un quadro di squadra estremamente promettente. Avere due atlete in grado di insidiare sistematicamente il podio nelle gare di Coppa del Mondo non è un fatto scontato e rappresenta il frutto di un percorso individuale e collettivo. La distanza dalla vincitrice, di soli 11.4 secondi per Wierer, dimostra quanto il gap sia ormai colmabile in qualsiasi occasione. Questo risultato, inserito nel solco della vittoria di Vittozzi nell’inseguimento della scorsa domenica, costruisce una narrazione di progressiva ascesa, dove i singoli meriti si fondono in un’unica immagine di competitività. La stagione, con le sue sfide ancora tutte da affrontare, si preannuncia dunque sotto i migliori auspici per il biathlon italiano.




