Il lampo di Conte e il gol di McTominay: una storia di genio e sofferenza nel Napoli che non molla

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il tempo sembrava dilatarsi in quell’attimo sospeso del primo tempo a Marassi, Scott McTominay, piegato dal dolore per un colpo alla caviglia, faceva cenno verso la panchina chiedendo l’intervento del medico. L’azione pareva destinata a concludersi con l’uscita del centrocampista scozzese, già provato da un fastidio muscolare persistente tra femorale e gluteo che lo accompagna da mesi, secondo quanto rivelato in seguito. Antonio Conte, dalla linea laterale, ha però intuito in un attimo ciò che sarebbe potuto accadere. Con un gesto rapido e una frase secca, “lanciala in campo”, rivolta allo staff medico a proposito della bomboletta spray fredda, ha trasformato un’interruzione di gioco in un’opportunità strategica. Quel lampo di genio, quel rinvio di pochi secondi per un trattamento rapido in campo, ha permesso a McTominay di restare, per poi essere decisivo pochi minuti dopo siglando il gol del temporaneo 2-1, in una partita vinta poi nel recupero.

Una stagione segnata dall'emergenza fisica

Il successo sul Genoa, per quanto prezioso e raggiunto con l’orgoglio e i nervi saldi di una squadra che non abdica, non può infatti nascondere la condizione critica in cui versa l’ambiente partenopeo, stretto tra l’aggancio alla vetta e un’epidemia di infortuni che Conte stesso non ha esitato a definire “assurda”. Quello di McTominay, costretto a uscire comunque alla fine del primo tempo per quel fastidio alla coscia sinistra, è soltanto l’ultimo capitolo di un’emergenza che sembra non conoscere tregua, limitando di volta in volta le scelte tecniche e costringendo l’allenatore a continui ripensamenti. Una situazione che rende ancor più meritevole la resistenza in classifica, con la squadra che mantiene la scia dell’Inter a sei punti, ma che al contempo stende un velo di preoccupazione su ogni vittoria, ogni punto conquistato.

Le 400 vittorie e il peso di un percorso a ostacoli

La vittoria numero 400 in carriera per Antonio Conte, raggiunta in una serata di pura sofferenza a Genova, assume perciò i contorni di un traguardo amaro, più che di una festa. L’allenatore, che ha attraversato epoche e campi da Arezzo alla Premier League, dalla Juventus alla Nazionale, ha trovato nel Napoli di quest’anno una sfida forse inedita per continuità di difficoltà. Se da un lato c’è la tenacia di un gruppo che lotta per tenere aperta una corsa scudetto che nessuno dà per chiusa, dall’altro persiste l’ombra di un’infermeria sempre affollata, dove problemi fisici, come quello di McTominay definito “portato dietro da inizio anno”, si sommano a nuovi episodi, logorando l’organico e testando la profondità della rosa.

La squadra tra luci sul campo e nubi fuori

Il campionato prosegue dunque tra queste due anime contrastanti: da una parte la luce dei risultati, come il rigore decisivo segnato al novantacinquesimo che regala tre punti fondamentali, dall’altra le nubi di uno stato di crisi fisica permanente che trasforma ogni match in un’impresa. Conte, che ha dichiarato di cercare di “aiutare come posso” in questo contesto, dimostra di dover attingere a tutto il suo repertorio, non solo tattico ma anche motivazionale e gestionale, per tenere in piedi un progetto ambizioso. Il gol di McTominay, nato da un’intuizione fulminea sulla panchina, resta il simbolo di una squadra che, nonostante tutto, trova il modo di reagire e di lottare, piegando le avversità del momento a proprio vantaggio, anche solo per il tempo di un’azione.

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