Coldiretti scende in campo a Strasburgo: la battaglia contro l'accordo Mercosur

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La mobilitazione permanente di Coldiretti, dopo aver animato le piazze italiane, si sposta nel cuore delle istituzioni europee. Mercoledì 20 gennaio, una delegazione della Confederazione agricola sarà infatti a Strasburgo, davanti alla sede del Parlamento Europeo, per opporsi con determinazione alla firma dell'accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur nella forma attualmente proposta. Una posizione, questa, che nasce dalla convinzione che la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, attraverso una cerchia ristretta di tecnocrati, stia portando avanti scelte che minacciano concretamente il reddito degli agricoltori europei e la sicurezza alimentare di centinaia di milioni di cittadini. La firma del trattato, senza le necessarie clausole di reciprocità e senza garanzie stringenti sui controlli, viene vista come un pericoloso precedente, capace di aprire le porte a prodotti che, come denuncia l'organizzazione, non rispettano gli standard sanitari, ambientali e di lavoro etico imposti invece ai produttori dell'Unione.

Un dialogo che diventa azione concreta sul territorio

Parallelamente all'impegno sul fronte internazionale, Coldiretti consolida il suo radicamento sul territorio, trasformando l'ascolto in una prassi operativa. Ne è un esempio lampante l'iniziativa di Coldiretti Cosenza, che nella sola giornata di mercoledì 14 gennaio ha organizzato dieci assemblee simultanee, un vero e proprio tour de force di confronto diretto con soci e imprenditori agricoli. Questi incontri, concepiti non come mere riunioni ma come momenti di partecipazione attiva, hanno posto al centro le criticità più pressanti del settore, in un momento storico in cui le regole comunitarie richiedono sforzi sempre maggiori in termini di sostenibilità e sicurezza, senza però garantire sempre una adeguata tutela dalla concorrenza sleale.

Resilienza e adattamento non bastano senza regole eque

La capacità di tenuta delle aziende agricole, come dimostrato dal comparto veronese nonostante un 2025 economicamente complicato, è fuori discussione. Le imprese mostrano una straordinaria resilienza, adattandosi a crisi energetiche, instabilità geopolitiche e costi di produzione in continua ascesa. Tuttavia, questa virtù non può essere l'unico argine contro politiche commerciali considerate sbilanciate. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, è netto nel suo giudizio: l'accordo Mercosur, nella forma attuale, "fa soltanto gli interessi dei tedeschi" e riduce l'agricoltura a merce di scambio, con ripercussioni negative che, a suo avviso, finirebbero per colpire anche altri settori industriali. Prandini contesta inoltre l'idea che siano stati stanziati fondi compensativi adeguati e mette in guardia contro una dinamica che, secondo la sua analisi, sta di fatto esautorando il ruolo legislativo e di controllo dell'Europarlamento.

La posta in gioco oltre i confini nazionali

La battaglia di Coldiretti, dunque, travalica la semplice difesa di categoria per collocarsi in un dibattito più ampio sul futuro del modello agroalimentare europeo. Al centro della protesta c'è il principio di reciprocità, considerato non negoziabile per preservare un sistema che, pur con i suoi costi, garantisce standard di sicurezza e qualità riconosciuti a livello globale. Consentire l'ingresso di merci prodotte con criteri diversi, si sostiene, significa non solo minare la competitività delle aziende europee ma anche esporre i consumatori a potenziali rischi, vanificando anni di normative costruite per la loro protezione. La mobilitazione a Strasburgo rappresenta perciò il tentativo di portare queste istanze direttamente sotto le finestre di chi dovrà decidere, in una fase politica delicatissima anche per le relazioni commerciali con gli Stati Uniti, dove Donald Trump è tornato alla guida dell'amministrazione.

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