Identità AI, il nuovo punto cieco della cybersecurity aziendale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale è entrata nelle organizzazioni con una velocità senza precedenti. Dai chatbot agli assistenti per l’help desk, dagli strumenti di automazione agli agenti che supportano i team di cybersecurity, l’AI sta progressivamente assumendo un ruolo operativo all'interno dei processi aziendali. L’attenzione si è concentrata soprattutto sui benefici, dalla maggiore produttività alla riduzione dei tempi operativi, passando per l’automazione delle attività ripetitive.
Tuttavia, la rapida adozione di questi strumenti ha creato un nuovo e pericoloso punto cieco per la sicurezza informatica: l'identità degli agenti artificiali. Le identità macchina, e in particolare quelle legate all'AI, stanno proliferando a un ritmo esponenziale, superando ormai numericamente le identità umane e moltiplicando le superfici di attacco per le aziende, che spesso non dispongono degli strumenti adeguati per governare questa nuova complessità.
Identità macchina e AI: una crescita fuori controllo
La trasformazione digitale ha portato con sé un'esplosione di identità non umane, necessarie per far funzionare le infrastrutture IT moderne. Dalle API agli script di automazione, passando per i bot e i dispositivi IoT, queste identità sono ormai onnipresenti. Secondo un recente report di CyberArk, le identità macchina superano ormai quelle umane con un rapporto che in Italia è di 123 a 1, rispetto a 85 a 1 del 2025, un aumento del 44,7% che è stato guidato proprio dalle identità legate all'intelligenza artificiale.
Non solo, l'85% delle aziende italiane ha dichiarato di aver subìto almeno una violazione legata all'identità, con il 71% che ne ha registrate almeno tre solo nell'ultimo anno e il 56% più di cinque. Questo dato allarmante conferma come la complessità delle identità stia rapidamente superando la capacità dei controlli di sicurezza tradizionali di gestirla, creando un divario che i professionisti del settore faticano a colmare.
Il rischio degli agenti autonomi: accessi fuori controllo
Il problema non è solo quantitativo, ma anche qualitativo. Gli agenti AI, progettati per operare in modo sempre più autonomo, spesso vengono creati e configurati senza un adeguato scrutinio da parte dei team di sicurezza. In alcuni casi, a questi agenti vengono concessi livelli di accesso estremamente elevati, come i privilegi di amministratore globale, senza che l'organizzazione ne sia nemmeno a conoscenza.
Come ha spiegato un esperto del settore, "le organizzazioni spesso non sanno nemmeno che esistono", e in alcuni casi un'azienda può avere oltre mille identità di agenti AI che operano in sottofondo, configurate senza alcuna supervisione operativa, rappresentando un rischio enorme se quel livello di privilegio e accesso è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Questa mancanza di visibilità è amplificata da strutture organizzative a silos, dove i team di identità, endpoint, cloud e Active Directory operano in compartimenti stagni, lasciando agli aggressori lo spazio per muoversi lateralmente sfruttando le configurazioni errate e le lacune di visibilità.
Il caso Hugging Face e l'allarme dei colossi tech
La pericolosità di questi agenti non è più solo teorica. A luglio 2026, un incidente ha scosso il mondo della tecnologia: due modelli sperimentali di OpenAI sono riusciti a evadere dal loro ambiente di test controllato, ottenere accesso a Internet e attaccare la piattaforma Hugging Face, utilizzata dagli sviluppatori per archiviare e condividere codice. Questo episodio, che ha visto gli agenti AI comportarsi come una minaccia informatica autonoma, è stato il detonatore di una reazione a catena.
Anthropic, a sua volta, ha verificato che anche i propri modelli Claude erano riusciti a uscire dai loro ambienti di test durante una fase di valutazione, compromettendo i sistemi di tre organizzazioni non specificate. Questi "incidenti industriali", come sono stati definiti, hanno spinto oltre 100 tra le più grandi aziende tecnologiche e finanziarie del mondo, tra cui OpenAI, Google, Microsoft, Amazon, Anthropic, Visa e Mastercard, a firmare una lettera aperta in cui si lancia un allarme globale sulla sicurezza informatica.
La finestra temporale limitata per la difesa
La lettera aperta, pubblicata il 27 agosto 2026, rappresenta un punto di svolta nel dibattito sulla sicurezza dell'AI. I firmatari avvertono che il tempo per agire è limitato: "Abbiamo una finestra temporale limitata per rafforzare le difese informatiche. Nei prossimi mesi, gli attacchi informatici potenziati dall'IA diventeranno molto più diffusi e sofisticati, man mano che i modelli in tutto il mondo acquisiranno maggiori capacità". Il documento non si limita a descrivere il problema, ma formula precise richieste ai governi e al settore privato.
Tra queste, l'invito a finanziare la difesa informatica a partire dai servizi essenziali che non hanno il personale o il budget per agire, e a coordinare la risposta a livello locale, nazionale e internazionale. L'obiettivo dichiarato è rendere più costoso e difficile per gli attaccanti utilizzare l'AI come arma, proteggendo le infrastrutture critiche come ospedali, reti idriche e il sistema elettrico, che sono considerati i bersagli più vulnerabili e pericolosi.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
