Sharon Stone al Torino Film Festival, "Se avessi avuto il pene, bellezza e intelligenza non sarebbero state un peso"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sharon Stone, giunta al Torino Film Festival per ricevere la Stella della Mole e presentare "Pronti a morire", western del 1995 diretto da Sam Raimi, ha rilasciato dichiarazioni forti e incisive. L'attrice, che ha anche prodotto il film, ha ricordato come, nonostante il suo talento e la sua capacità di portare a bordo attori del calibro di Russell Crowe e Leonardo DiCaprio, le sue idee innovative, come l'inserimento di musica moderna in un western, siano state spesso sminuite. "Mi hanno detto che il mio merito di produttore era solo un accordo di vanità e che sarei dovuta tornare a casa", ha affermato Stone, sottolineando le difficoltà incontrate nel settore cinematografico a causa del suo genere.
Durante l'incontro con la stampa, l'attrice ha parlato con lucidità del ruolo delle donne e delle loro battaglie, del futuro dell'America, definendola un "paese adolescenziale", e del suo impegno nella ricerca sull'Aids. A sessantun anni, Sharon Stone continua a essere una figura di grande impatto, non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua determinazione e il suo impegno sociale.
Il Torino Film Festival, giunto alla sua 42ª edizione, ha visto la partecipazione di altre importanti figure femminili del cinema internazionale, come Angelina Jolie ed Emmanuelle Béart. La giornata di domenica è stata particolarmente dedicata alle donne, con incontri e proiezioni che hanno messo in luce il loro contributo al mondo del cinema. Angelina Jolie, puntuale e radiosa, ha presentato il suo film "Without Blood" e ha incontrato i giornalisti, condividendo le sue esperienze e riflessioni.
Inoltre, il festival ha ospitato la proiezione di "My Dead Friend Zoe", una commedia drammatica diretta da Kyle Hausmann-Stokes e interpretata da Sonequa Martin-Green. Il film, in parte autobiografico, racconta la storia di una veterana dell'esercito americano in Afghanistan che, al rientro in patria, si isola dalla realtà, affrontando lo stress post-traumatico e il senso di colpa da sopravvissuto.




