Euclid fotografa il cuore della Via Lattea: oltre 60 milioni di stelle in un mosaico da record

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il telescopio spaziale Euclid dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha realizzato la più grande e dettagliata immagine in luce visibile mai ottenuta del centro della Via Lattea, un mosaico che racchiude oltre 60 milioni di stelle, nebulose e ammassi stellari. L'osservazione, condotta tra il 23 e il 24 marzo 2025 in circa 26 ore, ha permesso di immortalare il rigonfiamento centrale (il bulge) della nostra galassia con una nitidezza senza precedenti, gettando le basi per studi fondamentali sugli esopianeti.

L'Italia, attraverso l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ha svolto un ruolo di primo piano in questa impresa scientifica, contribuendo sia alla realizzazione degli strumenti che all'analisi dei dati raccolti.

Un mosaico da 60 milioni di stelle

L'immagine pubblicata è il risultato della composizione di nove puntamenti della camera ottica VIS, ognuno dei quali copre una porzione di cielo più grande della Luna piena. La risoluzione e la sensibilità di Euclid, paragonabili a quelle della Wide Field Camera del telescopio Hubble, consentono di distinguere singole stelle anche nella densissima regione del bulge galattico, senza che i rilevatori vengano accecati dall'eccessiva luminosità.

Per realizzare lo stesso mosaico, un grande osservatorio terrestre come il Keck avrebbe impiegato circa 2000 ore, a testimonianza dell'efficienza senza pari del telescopio spaziale. Le chiazze scure che si intravedono nell'immagine non sono vuoti, ma dense nubi molecolari di polvere che assorbono e disperdono la luce delle stelle sullo sfondo.

La caccia agli esopianeti con il microlensing

L'obiettivo principale di questa osservazione, realizzata su richiesta degli astronomi, è quello di assistere nella ricerca di esopianeti utilizzando la tecnica del microlensing gravitazionale.

Questa tecnica si basa sull'allineamento casuale di due stelle lungo la linea di osservazione: la stella più vicina agisce come una lente cosmica, piegando e amplificando la luce della stella sullo sfondo; se la stella che fa da lente possiede un pianeta, la gravità di quest'ultimo contribuisce a sua volta a piegare la luce, producendo una minuscola anomalia che ne rivela l'esistenza.

Euclid, grazie alla sua capacità di separare le singole stelle, potrà misurare la massa dei pianeti noti e di quelli che saranno scoperti in futuro, fornendo un punto di riferimento temporale fondamentale. L'immagine catturata da Euclid include già 51 sistemi planetari conosciuti, scoperti negli ultimi vent'anni da telescopi a terra proprio in direzione del centro della Via Lattea.

Una sfida tecnica e il ruolo dell'Italia

L'osservazione del bulge galattico ha rappresentato una sfida tecnica notevole per Euclid, progettato per osservare galassie lontane e deboli. Per evitare che i sensori estremamente sensibili della camera a infrarossi NISP venissero saturati dalla luce della regione centrale, gli esperti hanno dovuto spegnere lo strumento, prevenendo un effetto di persistenza che avrebbe compromesso le osservazioni successive per diversi giorni.

L'analisi dei dati ha richiesto lo sviluppo di pipeline dedicate e ha visto il coinvolgimento di numerosi ricercatori italiani, che hanno contribuito alla pianificazione, alla riduzione e all'analisi scientifica dei dati. Il contributo nazionale si estende alla realizzazione dell'elettronica di controllo della camera VIS e alla guida del segmento di terra, che coordina i nove Data Centre europei per l'elaborazione e la distribuzione dei dati scientifici.

Complementarità con il telescopio Roman

Il mosaico realizzato da Euclid non rappresenta solo un traguardo estetico, ma getta le basi per future scoperte. I dati raccolti in un solo giorno da Euclid serviranno come riferimento temporale per future missioni, come il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della NASA, che a partire dal 2027 monitorerà la stessa regione per periodi più lunghi alla ricerca di eventi di microlensing.

Confrontando le immagini di Euclid con quelle di Roman, gli scienziati potranno misurare la velocità di movimento delle stelle, confermare l'esistenza di pianeti e determinarne la massa con una precisione senza precedenti.

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